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Toscana

Il presidente dei rianimatori toscani: “Terapie intensive già sotto stress e i contagi cresceranno. Per il lockdown già troppo tardi”

Mario Neri
Il presidente dei rianimatori toscani: “Terapie intensive già sotto stress e i contagi cresceranno. Per il lockdown già troppo tardi”

Parla Luigi De Simone, primario a Pisa e capo dell’Aaroi-Emac. “I ricoverati sono sempre più giovani e con malattie polmonari importanti”

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Un lockdown generale o solo per la Toscana è «auspicabile», anche «se ora avremo a che fare con l'aumento dei contagi dei giorni scorsi». Dunque, dice Luigi De Simone, primario a Pisa e presidente toscano dell’Associazione anestesisti e rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac), per la linea dura potrebbe essere già troppo tardi. In fondo la Toscana ha già superato la soglia dei 1.500 ricoveri per cui il piano pandemico fa scattare un progressivo stop a interventi chirurgici e cure no Covid e conta il 35% di posti letto occupati nelle terapie intensive, già cinque punti sopra la soglia di rischio fissata dal Comitato tecnico scientifico per far scattare l’allerta sul sistema sanitario. Sono 208 i pazienti ricoverati nelle aree critiche della regione e purtroppo, avverte il direttore dell’Anestesia al Santa Chiara e responsabile delle aree critiche Covid dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa, destinati ad aumentare.

Professore, in Toscana si è superata la soglia sulle terapie intensive. Reggeranno?

«Siamo oltre soglia con margini minimi. Le attività istituzionali No Covid funzionano quasi normalmente, ma se continua così per reperire il personale per le terapie intensive bisognerà ridurre. E il personale medico e infermieristico è già sotto pressione».

Avete notato cambiamenti nel profilo dei ricoverati da quando è iniziata la campagna vaccinale?

«Sono pazienti con un età media più giovane e con manifestazioni polmonari importanti».

Come rianimatori, credete che sarebbe opportuno un lockdown?

«Lo auspichiamo, anche se ora avremo a che fare con l'aumento dei contagi dei giorni scorsi. Insomma, per il lockdown siamo in ritardo e i vaccini fatti finora non sono sufficienti a proteggere la popolazione anche se siamo tra i primi per vaccinazioni in Italia».

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