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Quei volontari alle Terme del Corallo la nostra speranza
Era verdissimo e brillante domenica mattina il prato all’inglese delle vecchie terme delle Acque della salute, a due passi della stazione. Il complesso ormai cadente lo cura e lo apre spesso al pubblico e agli eventi una associazione di volontariato (Reset, considerata vicina ai 5 Stelle) dopo anni e anni di impegno di Silvia Menicagli con la sua Onlus nata per il recupero di questo tesoro perduto. Una lotta testarda, paziente, dura e quasi commovente per la forza e la dedizione che un gruppo sempre più numeroso di cittadini dedica al sogno di far rivivere questa perla liberty di inizio novecento, quando Livorno era "Montecatini al mare" con le splendide terme e al loro fianco l’hotel Corallo dotato dei primissimi ascensori, la stazione, l’ippodromo e il Mercato centrale appena inaugurati, l’hotel Palazzo, i regi bagni Pancaldi, il lungomare.
Dalla fine della seconda guerra mondiale le Acque della salute sono ruderi. All’inizio resti che assomigliavano a quelli di certi templi buddisti o indù che spuntano nel verde impenetrabile della giungla, popolati solo da scimmie. Poi, negli ultimi anni, nel vuoto di iniziative e nel silenzio degli enti pubblici, sono arrivati i volontari. Hanno pulito dappertutto, recintato le parti pericolose, riaperto qualche ambiente sfatto dall’incuria di decenni. Anche domenica erano lì ad accogliere i visitatori e a tenere in ordine perfetto il grande parco che circonda i fabbricati condannati a morte dall’abbandono e anche dal cavalcaferrovia di acciaio e cemento che passa a 5 metri dal cancello e costringe chi entra a passarci sotto, quasi a chinare la testa come per attraversare Forche caudine dei nostri tempi. Povere terme, private addirittura dell’ingresso storico che usavano signore e signori della Belle epoque! E povero albergo Corallo, ridotto a un enorme parallelepipedo semivuoto che ricorda l’Overlook hotel di "Shining"...
Ma quello che colpisce, ripeto, è la dedizione dei volontari. Che non mollano. E vanno controcorrente in una città che come tante altre sta perdendo pezzi della sua storia e dei suoi valori. L’hotel Palazzo venne riaperto per miracolo, la stazione la sera è un antro pauroso dove si fermano sempre meno convogli, il monumentale Mercato avrebbe bisogno di un rilancio di cui si parla a vuoto da anni, l’ippodromo è chiuso e non si sa come potrà essere riportato in vita pur essendo affacciato sul mare e circondato da aree verdi altrettanto abbandonate, lo stadio costruito nell’era fascista cade a pezzi.
Nulla è valorizzato a sufficienza. Le due Fortezze medicee vivacchiano senza iniziative di rilievo extracittadino né gloria, ignorate dal flusso enorme di crocieristi che ci sfilava sotto per andare a Firenze, Pisa o Lucca. Il Forte San Pietro è chiuso, sullo Scoglio della Regina sono stati spesi importanti finanziamenti per lasciare l’edificio mezzo vuoto (e comunque interdetto al pubblico), idem la Dogana d’acqua, ristrutturata per essere destinata a usi di cui nessuno sa niente di preciso. Non finisce qui. Mentre ci si azzuffa sul destino di una baracchina-bar sul lungomare, anche questa abbandonata da anni e anni, si dimentica che a poche centinaia di metri ci sono fabbricati, capannoni e spazi aperti (pubblici) lasciati liberi dall’azienda di trasporto pubblico e di cui nessuno ha ancora discusso e deciso il destino benché abbiano la fortuna di trovarsi a un passo dal mare e a mezzo passo dal Museo Fattori.
Tutto questo senza uno strumento urbanistico che aiuti, dia indicazioni frutto di studi seri e lungimiranti, idee nuove, proiezioni che ci facciano misurare tendenze, bisogni e risorse del futuro. Ogni problema coglie di sorpresa tutti, sempre impreparati e costretti a correre, improvvisare. E sbagliare, rinviare, non decidere mai. Per esempio, a proposito di preparazione: da un anno la vita normale della città è bloccata dalla pandemia, le navi da crociera e i loro passeggeri sono spariti. Approfittando di questo vuoto si dovrebbe fare un lavoro di riflessione, coordinamento e ripartenza per offrire ai turisti quanto serve per ricavare dalla loro massiccia presenza qualcosa di più e di meglio di prima. Ci sono notizie in questo senso? Non credo.
Ma c’è un’ultima cosa da dire, forse la più triste e difficile da accettare. E riguarda noi che abitiamo questa città, bellissima e piena di problemi. Purtroppo siamo proprio noi una delle cause del suo declino perché ignoriamo le regole del gioco, non facciamo abbastanza per difenderla, mantenere il decoro, garantire livelli adeguati di vita civile nel rispetto degli altri, evitare polemiche continue velenose e sterili. Per cambiare servirebbe una battaglia durissima, un impegno generale tanto intenso da sembrare impossibile da ottenere... Però i volontari delle Terme e quel prato verde ci dicono che invece questa battaglia si potrebbe anche provare a combatterla. Con qualche speranza. --
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