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L’emergenza coronavirus e il futuro
Siamo abituati a pensare che, quando un sufficiente numero di vaccini sarà iniettato in milioni e milioni di persone in tutto il mondo, la vita tornerà, sia pur lentamente e con tempi diversi da Paese a Paese, come prima. La circostanza che in India pare non esserci una seconda ondata, pur non avendo fatto molto contro la prima, rafforza tale speranza anche se permane l’incertezza.
Purtroppo autorevoli voci mettono in dubbio questa prospettiva. Tra queste The Economist, prestigioso settimanale inglese, sostiene che vi sono almeno tre fenomeni per pensare diversamente. In meno di un anno dalla presa di coscienza del fenomeno nuovi vaccini sono stati messi a punto. Questo permette di parlare di un vero e proprio miracolo. Nondimeno passerà molto tempo per poter iniettare gli stessi nella maggior parte della popolazione mondiale. E questo rappresenta il primo aspetto negativo. Siamo, infatti, ben 7,8 miliardi di persone. Nei Paesi non avanzati solo una sparuta minoranza ha cominciato a iniettarli. Per giunta le siringhe per le iniezioni non sempre funzionano e potrebbe essere necessario mettere a punto nuovi strumenti richiedendo tempi non agevolmente prevedibili.
C’è, poi, una seconda ragione che può ritardare la vittoria contro il Covid-19. Si tratta della comparsa di nuove forme dello stesso. Queste anche se non sempre più pericolose dal punto di vista dei danni alla salute, in molti casi resistono ai vaccini attualmente disponibili. Le nuove forme comparse in Brasile e in Sudafrica fanno scomparire le immunità che erano state ottenute grazie alle iniezioni dei vaccini esistenti.
C’è, infine, un terzo fenomeno che fa permanere i pericoli del Covid-19 ed è che moltissime persone rifiutano di essere vaccinate ed è quasi impossibile imporlo a tutti. Oltre a continuare a indossare mascherine ogni volta che usciremo di casa, patiremo non trascurabili impatti sull’economia. In primo luogo alcuni settori, come il turismo internazionale, saranno danneggiati anche se saranno, per quanto possibile, ridotti i periodi di lockdown.
I casi Nuova Zelanda e Australia che, pur avendo chiuso molto drasticamente non sono riuscite a eliminare del tutto l’epidemia, mostrano prospettive non confortanti. Di conseguenza alcuni settori, dal turismo a ristorazione e caffè, saranno duramente colpiti e sarà necessario riaddestrare il personale e sussidiarlo sino a quando non troveranno occupazione.
Con ogni probabilità il commercio internazionale potrà ridursi, dato che ci sono già i primi segnali. Per trovare domanda occorrerà innovare sostanzialmente prodotti e produzione. Cose difficili, ma non impossibili se riusciremo a modificare il sistema.
Ci sarà, poi, bisogno, di rafforzare le strutture sanitarie sia con maggior personale sia migliorando gli edifici. Ci sarà, quindi, bisogno di ulteriore spesa pubblica. Questa per noi più difficile perché non è da escludere che sia i tassi d’interesse bassi sia il lassismo monetario oggi molto diffusi vengano modificati.
In sostanza convivere con il Covid-19 non sarà facile. Il fatto che Draghi abbia già indicato tra le priorità vaccini, lavoro e scuola e disponga di capaci e competenti collaboratori ci autorizza a pensare che tale convivenza sarà meno peggio di quella che avremmo avuto con i governi tradizionali soprattutto se i partiti oggi al governo sapranno comportarsi correttamente. --
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