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Il governo e la necessità di mediazione
L’avvenuta definizione della composizione del governo, con la nomina anche dei sottosegretari, consente di svolgere una valutazione complessiva iniziale sull’esecutivo presieduto da Mario Draghi, da articolare su tre profili: la composizione in senso stretto, la maggioranza politica che lo sostiene, le prime mosse realizzate.
Sul primo punto. Come tutti hanno potuto osservare, la soluzione adottata è stata nel senso di un governo che non può essere qualificato né "tecnico" né "politico" (attribuendo a questi termini il significato che essi hanno assunto nel linguaggio comune), bensì di un governo "misto": dove a una componente tecnica (tra cui lo stesso presidente del Consiglio) si è unita una componente politica. Ciò per la componente ministeriale: mentre i sottosegretari sono stati scelti sulla base dell’appartenenza politica.
Con riguardo invece al sostegno parlamentare, il voto di fiducia ha segnato l’avvio di una maggioranza all-inclusive (o quasi): all’opposizione, come gruppo intero, è rimasto soltanto quello di Fratelli d’Italia, con qualche altro parlamentare appartenente a gruppi diversi. Il che apre, tra l’altro, non semplici problemi in sede di organizzazione delle Camere: tutte le garanzie che i regolamenti assicurano alle opposizioni dovranno andare a Fratelli d’Ialia? E i parlamentari che hanno votato contro la fiducia ma non sono costituiti in gruppo autonomo come verranno considerati?
Infine, con riguardo ai primi passi mossi, sembra riscontrarsi la volontà di non procedere per strappi ma di operare in almeno iniziale continuità con l’ultimo esecutivo (ad esempio in materia di lotta alla pandemia): vedremo nelle prossime settimane quali saranno (se vi saranno) gli elementi di discontinuità.
È ovvio peraltro come tale ultima osservazione sia strettamente connessa alle prime due: e questo potrebbe essere di non positivo auspicio. La necessità di tenere unite, anche nel Consiglio dei ministri, forze politiche con visioni e prospettive diverse e assai distanti rende almeno più difficile, per non dire impossibile, l’adozione di misure nette e decise, come in certe circostanze (e nel momento attuale) viene richiesto.
Certamente l’autorevolezza del presidente del Consiglio induce a essere ottimisti sulla capacità di questi di piegare, quando necessario, le spinte contrapposte delle diverse forze politiche: ma al contempo si deve rilevare che questa sarà un’operazione non facile, e che sarebbe stata forse più semplice se il governo, almeno nella sua composizione, non avesse dovuto mediare al proprio interno con le forze politiche. In altri termini, la necessaria mediazione politica non avverrà nella sede parlamentare bensì in quella governativa: il che probabilmente manterrà il Parlamento in un ruolo di sostanziale ratifica di decisioni assunte fuori. Ma considerata la situazione in essere forse ci dobbiamo accontentare, a patto che almeno il governo sia efficace e non paralizzato. --
*costituzionalista - scuola Sant’Anna Pisa
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