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Toscana

C'era una volta il Salvini del Papeete: «Con Draghi si svolta»

Mauro Zucchelli
C'era una volta il Salvini del Papeete: «Con Draghi si svolta»

Il leader leghista a Livorno plaude ai primi provvedimenti contro il Covid: ok alle nuove restrizioni, fiducia sui vaccini

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LIVORNO. C’era una volta quel Matteo Salvini che al convegno dei negazionisti si era rifiutato di indossare la mascherina. Non era un secolo fa ma solo l’estate scorsa: le stelle polari erano The Donald (Trump) e, qualche gradino sotto, tipi come il brasiliano Bolsonaro. Adesso forse non flirta più con i “no mask” in modo così esplicito, però certo finora il messaggio era lampante: guai a immaginare una Pasqua nel segno delle chiusure, alt ai divieti.

In visita al porto di Livorno per il via alla nuova nave Grimaldi, ecco che il Salvini “di governo” muta d’accento e forse anche di pensiero. Ad esempio, sulla chiusura delle scuole: «Dobbiamo agire per proteggere i nostri figli, quindi se necessario, dove il pericolo dei contagi è concreto, anche chiudendo le scuole».

Cambiamento di rotta? Non è l’unico nel giorno in cui Salvini elogia «imprenditori come Grimaldi» ma anche i portuali di Livorno, politicamente rosso doc, ma «tra i migliori che ci siano in giro».

Per cavarsela sulla scuola, niente di meglio che l’immancabile sfottò all’ex ministra dell’istruzione M5s Lucia Azzolina: è la solita arma di distrazione di massa. Idem per quello che chiama il “festival del virologo”: stop con questi valzer – sbotta – per cui chiunque «dalla sera alla mattina dice una cosa e il suo opposto». Se può esser facile prendersela con le differenti opinioni espresse dagli studiosi, resta la sottolineatura che da un ex quasi-negazionista non ti aspetteresti: «Serve una voce sola: quel che chiede la comunità scientifica si fa». Se non è una novità questa…

Anziché cavalcare la “pancia” del mugugno di settori della popolazione, adesso con la Lega tornata nella “stanza dei bottoni” Salvini non può più derubricare la dimensione dell’emergenza Covid. Semmai pur con il suo piglio comunicativo “indossa” però un atteggiamento più “governista”: sul tipo di Giancarlo Giorgetti o Luca Zaia.

Nasce da qui l’accento sui vaccini: diventano il simbolo del cambiamento che – parole sue – «il governo Draghi incarna». Lo dice così: «L’emergenza coronavirus affidata non più al signor Arcuri ma a un generale con grande competenza di logistica, il cambio ai vertici della Protezione civile: questo è il governo del cambiamento, lo iniziamo già a vedere con i primi provvedimenti, ora conto di veder accelerare anche le vaccinazioni».

Il leader leghista ne fa il punto di partenza per intestarsi la svolta che vede nel nuovo esecutivo. Del resto, la differenza di formula fra governo Conte e governo Draghi dov’è se non nel ritorno del centrodestra, soprattutto della Lega, dentro il Palazzo? Salvini era finito ai margini della scena soppiantato a destra da Giorgia Meloni, ora punta a dare un “supplemento d’anima” (politica) al governo guidato da Draghi, l’arcinemico di tutti i sovranisti.

Era stato Matteo Renzi a metterlo in un angolo dopo il “Papeete” favorendo la nascita del governo giallorosso Pd-M5s, era stato ancora Renzi a rompere quegli assetti di governo e a innescare la crisi che ha portato al governo Draghi: adesso è lui, l’altro Matteo, a riprendersi la scena.

Ma invece di imbracciare la protesta di piazza e brandirla contro i poteri forti, Salvini adesso che è “solo” un leader di partito e non è più ministro, si presenta ugualmente come uno degli artefici dell’eventuale sprint che si riuscirà a dare alla campagna di vaccini: nelle prossime ore – afferma – «incontrerò il governo di San Marino che si è messo a disposizione per aiutare migliaia di cittadini italiani, dotandoci di vaccini che arrivano da altre parti del mondo». Resta una punzecchiatura contro l’euro-nomenklatura («vedo che altri governi europei non aspettano Bruxelles ma si rivolgono altrove»), ma anziché farne una filippica la trasforma in un invito a collaborare «con Israele» e a acquistare «vaccini in Russia».

Però non c’è solo il virus. La presenza di Salvini a Livorno è stata contrassegnata anche da una visita nel quartier generale dell’Autorità di sistema portuale. Erano già tutti presenti all’inaugurazione della nave in porto: il faccia a faccia fra gli esponenti dell’istituzione portuale e lo stato maggiore leghista non poteva tenersi lì? Evidentemente no, anche perché Salvini ha deciso di sponsorizzare la Darsena Europa a Livorno: l’ha fatto insistendo sui «560 milioni di euro immediatamente disponibili» per «ampliare e ammodernare il porto per creare ricchezza e lavoro nel rispetto dell'ambiente: dopo anni di ritardi, che questa sia la volta buona». L’ha ribadito anche il consigliere regionale del Carroccio Marco Landi, ricordando che Salvini segnalerà l’importanza dell’opera» alla sottosegretaria Vannia Gava (ambiente) e al viceministro Alessandro Morelli (infrastrutture): «La Darsena Europa è un’opera strategica di fondamentale importanza per la Toscana, per l'Italia e per l’intero continente, di cui si parla da oltre un decennio ma che ancora non è stato condotto in porto». E pensare che la nemica giurata della maxi-Darsena livornese era proprio l’amministrazione pisana a guida leghista. —

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