Il Tirreno

Toscana

l'intervento

L’amarezza per gli scontri dentro il PD

CAMILLA BIANCHI*
Simona Bonafè
◗
Simona Bonafè

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Scrivo queste righe amareggiata, ma non sorpresa, dal dibattito suscitato all’indomani della crisi di governo; mi preoccupa la tensione che si è creata sia all’interno del Pd nazionale ma ancor più in quello toscano.

Premetto che ritengo, anch’io, l’alleanza Pd-5 Stelle-Leu condizione essenziale per mantenere la solidità dell’assetto di questo governo e per costruire un’alleanza competitiva per il futuro. Non si può, infatti, più richiamare la vocazione maggioritaria del partito poiché il Pd rimarrebbe con un consenso insufficiente per consolidarsi alla guida del Paese.

Mi pare indiscutibile che il segretario Nicola Zingaretti e il gruppo nazionale si sia espresso valorizzando Giuseppe Conte come sintesi dell’alleanza che si deve ancora costruire, non solo a livello nazionale, ma consolidata nel tempo e sul territorio.

Per questo, d’accordo con il vice segretario regionale Valerio Fabiani, avrei ritenuto naturale la disponibilità di un seggio verso Giuseppe Conte.

Conte è stato un premier che ha costruito, lavorando con noi, un patrimonio di consenso nell’opinione pubblica, e questo è riconosciuto.

La candidatura di Conte a Siena appare argomento strumentale, solo per aprire una questione, quando la territorialità delle candidature non è mai valsa. Ricordiamo i luoghi dove sono stati eletti anche i politici toscani alle ultime elezioni politiche. Il vero problema, quindi, è la discrasia tra piano nazionale e piano territoriale: questo vale anche per la politica di alleanze che devono compiersi in futuro.

Renzi dei "poteri forti", che parla di Arabia Saudita e diritto del lavoro, rende difficile pensare a comuni esperienze di governo (anche locale), al netto del comune impegno in un governo di responsabilità nazionale. Ormai chiaro è quindi l’obiettivo, non secondario e dichiarato, di mettere in crisi l’alleanza giallorossa e danneggiare il Pd.

Non si può pensare di includere chi ha fatto precipitare l’Italia in una crisi al buio, risolta a solo con l’intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per queste ragioni invita al sorriso l’idea che una parte della direzione regionale del partito immagini di sostituire Fabiani, la cui posizione coincide con quelle nazionali di Zingaretti e Orlando.

Le esigenze territoriali nel Pd non possono essere usate per impedire di mettersi tutti a disposizione, specialmente ora, rispetto alla piena esplicazione della linea nazionale: linea che fa vincere le prossime elezioni laddove il voto di 5s, sinistra e civici rappresenta una buona base da cui non è più possibile prescindere se non con orientamenti programmatici convergenti. --

*sindaca di Fosdinovo

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