Italia
«Apro anche con il rosso, non voglio perdere tutto». E il paese aiuta il ristoratore
Enrico Nistri da Ponte Buggianese è uni dei simboli della protesta: «Ho lavorato in Germania per pagare i debiti, non mi fermerò ora»
Il ristoratore della “guerra della bistecca” di Ponte Buggianese non è più solo. Perché un paese intero si è stretto come può a Enrico Nistri, titolare del ristorante La Lanterna blu. Il ristoratore “disobbediente”, nonostante i divieti dei Dpcm, non ha mai chiuso il suo locale, neppure adesso che è in zona rossa (come tutta la provincia di Pistoia). Dice che non se lo può proprio permettere dal momento che dentro quelle quattro mura sono finiti tutti i risparmi di una vita suoi e di sua moglie Franca.
Enrico Nistri fino a tre anni fa era solo un dipendente, partito da ragazzino come ragazzo di fatica in cucina fino a diventare un cuoco a suon di pelar patate e pulire il pesce. E né la fatica né la paura di prendere multe spaventa l’uomo, caparbio e instancabile. Al punto che le vacanze estive le ha trascorse da emigrante in Germania dove da solo è andato per guadagnare soldi da portare in Italia per pagare qualche scadenza del locale. «Con questi soldi – conferma Nistri – che io ho spedito subito a mia moglie sono stati saldati mesi arretrati di affitto e gli stipendi del pizzaiolo».
Ma non è bastato. Perché ogni giorno che passa, non incassando abbastanza, la Lanterna blu a causa dei lockdown accumula sempre più debiti. Affitto del locale, bollette, leasing dei macchinari. Il ristoratore non nasconde di aver pensato più volte di mollare tutto, chiudere il locale e trasferirsi proprio in Germania. «Ma poi mi sono detto che non è giusto che io perda tutta la fatica di una vita – riflette Nistri – e ho continuato la mia guerra. Lo devo alla mia famiglia, a mia figlia, a mia moglie».
Non è lui il ristoratore "alla moda" che gira col macchinone. «Ho una Panda young – dice orgoglioso Nistri – è il primo modello e ne vado fiero, perché l'ho comprata con il sudore della fronte. Viviamo a casa dei miei genitori, dal momento che non ci possiamo permettere di pagare una casa in affitto. I soldi delle liquidazioni e i risparmi sono tutti dentro La Lanterna blu». Le forze dell'ordine hanno visitato più volte il suo locale. «Non mi sento un fuorilegge - dice Nistri- Ho solo doveri, vengono a ripetermi quali sono facendomi i verbali. Ma io lo so da solo che ho anche un grande diritto che è quello di lavorare e me lo prendo. Non cerco fama né visibilità, voglio solo poter cucinare, servire i clienti e avere la soddisfazione la mattina di andare alla posta a pagare una bolletta o una scadenza con i soldi che mi sono guadagnato». Quanto ai ristori, lo Stato gli ha corrisposto 4200 euro in un anno. «Come dovrei andare avanti? – chiede – Se mi avessero lasciato in pace avrei potuto nel 2020 fatturare almeno 120 mila euro. Invece ho 70 mila euro di debiti accumulati nel 2020 con le chiusure Covid».
A Ponte Buggianese i paesani, colpiti dalla sua storia di resistenza stanno cominciando ad aiutarlo come possono. Una pizza, un primo, un secondo di cacciagione, senza rischiare la multa gli stanno vicino ordinando con l'asporto. Perché per Enrico Nistri anche cinque euro di una pizza significano la sopravvivenza del suo locale. La gente del posto si sta affezionando a quest'uomo di mezza età, tenace e così tanto attaccato al suo locale. «Ci vogliono bene e lo stanno dimostrando. Io continuerò ad oltranza con la mia guerra di “Io apro”. La stanchezza c'è e arriva forte. Io voglio il diritto al mio lavoro. Non voglio elemosine, solo la libertà di poter lavorare».
Una sfida a oltranza. «Io apro a pranzo e a cena, per chi vuole entrare la porta e la cucina sono sempre spalancati. Se mi metteranno i sigilli io li staccherò e tornerò a lavorare. Se mi impediranno di stare qui mi farò arrestare. Non arretro di un millimetro». —
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