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Le 500 lezioni di calcio del professor "Pep"
Guardiola nella storia. Semplici rilancia il Cagliari, Inter da urlo
Siamo spudoratamente di parte. Anche quando il tiki-taka era caduto in disgrazia e c’era chi lo bollava come una sorta di "onanismo"calcistico per spettatori afflitti da complesso narcisistico. Josep Guardiola, che quel concetto lo aveva elevato al cubo soprattutto negli anni magici del Barca di Messi, Xavi e Iniesta, ha avuto un grande merito: esportare la sua concezione di gioco (peraltro il termine diki-taka non gli è mai piaciuto) in Premier League, nel regno del "run and go", applicandolo al suo Manchester. Ora succede che, superando il West Ham, il City ha centrato la sua ventesima vittoria consecutiva e soprattutto Pep ha battuto il record di Mourinho con 500 vittorie in carriera. Saremo spudoratamente di parte ma a noi quel possesso forsennato e quella ragnatela di passaggi senza buttar ma via il pallone ci piaceva (e ci piace) assai. Auguri Pep. --
Guardiola (allenatore Manchester City)
10 - Spazzato via anche il record dello Special One, oggi siamo a celebrare il Professor Pep. Insegna possesso di palla alla cattedra del City, erede delle lezioni tattiche di mrJohan Cruyff. Ieri ha centrato la 500esima vittoria della sua storia da allenatore di top club: 179 al Barcellona, 121 al Bayern, 200 al Manchester City. Battendo il WestHam la sua squadra ha collezionato il ventesimo successo, ventisettesimo risultato utile. Ha imposto nella Premier la sua filosofia di gioco e la sua “weltanschauung” calcistica. Fenomeno.
Leonardo Semplici (allenatore Cagliari)
9 - Come si dice in questi casi, buona la prima. Esordio vincente sulla panchina sarda di Leonardo Semplici. Premiata la sua scelta di puntare sui senatori, premiata la sua idea che Pavoletti e Simeone possono convivere (proprio il livornese, dopo 50 minuti di valium, decide il match), premiata la sua capacità di incidere psicologicamente sul karma dei rossoblù, infondendo fiducia ed ottimismo. La classifica è ancora da incubo, ma il potenziale per uscire dal tunnel è "in atto".
Matteo Darmian (difensore Inter)
8 - Per una volta non scriviamo di Lukaku: è già ampiamente celebrato. E allora parliamo di Darmian. In questa stagione l’abbiamo ripreso più volte. Ma da qualche settimana il suo rendimento, nel laboratorio nerazzurro, è cresciuto. Ieri, col Genoa, ha sostituito Hakimi (e tutti sanno quanto questo giocatore sia indispensabile sulle fasce). Matteo ha indossato la maschera del marocchino ed ha inanellato una prova di grande spessore e concretezza. Quello che serve a Conte. Impreziosisce la sua prestazione con il gol.
Nicola Sansone (attaccante Bologna)
7 - Ispirato, un gol di pregevole fattura, è una spina nel fianco nella angosciante retroguardia laziale. Anche perché è abilissimo a muoversi tra le linee e soprattutto ad accentrarsi, partendo da sinistra, regalando anche giocate da piede raffinato. Poi cala sul finire della ripresa. Ottima l’intesa con Barrow. Tra l’altro corre anche molto e si sacrifica per la squadra. Sacrificio, ma anche quella dose di imprevedibilità, che sono ingredienti vincenti contro l’undici di Inzaghi in vistoso calo.
Cristian Romero (difensore Atalanta)
6 - La volta scorsa non gli perdonammo una cappellata. Ma a ben vedere è l’unica di una stagione fin qui eccezionale. L’argentino di Cordoba, anche contro la Samp a Marassi, è un gigante in difesa. Non concede nulla a Lu Gumina, padroneggia l’area piccola con una sicurezza da veterano, ripete in tutto e per tutta una prestazione super come quella sfortunata (e condizionata dall’arbitro) contro il Real Madrid. Anticipo, senso della posizione, puntuale nei raddoppi. Fino ad oggi è un valore aggiunta dell’atalanta del Gasp.
Andrea Pirlo (allenatore Juventus)
5 - Per ora Pirlolandia è un neologismo che richiama un mondo che non è neppure il lontano parente del paese delle meraviglie di Lewis Carrol. Più una terra promessa che una terra incantata. Se escludiamo qualche magia del solito CR7, siamo ancora lontani anni luce alla ragnatela di possesso e dominio che Andrea vorrebbe imporre come una nuova matrice nel dna bianconero. Finora gli abbiamo perdonato i mesi di apprendistato. Ma adesso, al giro di boa effettuato, la Juve non ha ancora la fisionomia della Signora Omicidi che conoscevamo.
Kevin Strootman (centrocampista Genoa)
4 - L’olandese fa della grinta e la fisicità il proprio biglietto da visita. E così ce lo ricordiamo in giallorosso. A Milano, contro l’Inter, finisce stritolato nel perverso ed oliato meccanismo del centrocampo nerazzurro dove Barella morde, Brozovic vigila e Eriksen pennella. Lui, invece, appare fuori giri ed incapace di leggere il gioco, tanto è vero che Ballardini dopo 45 minuti lo manda a fare la doccia. Questo Genoa, per andare avanti, ha bisogno del dinamismo del suo centrocampista.
Nikola Milenkovic (difensore Fiorentina)
3 - Dopo il match Prandelli lo ha difeso: «Nikola è il primo ad essere dispiaciuto», ha detto. E però l’errore del corazziere serbo è di quelli imperdonabili: lascia completamente libero Nestorovski per il gol partita dell’Udinese che condanna i viola. Anche nel primo tempo la sua gara non è immune da sbavature. Non copre bene nel primo tempo sul taglio di Stryger-Larsen che impegna Dragowski. Alla fine certe disattenzioni possono costare e al Friuli il punto sembrava ormai alla portata.
Lisandro Magallan (difensore Crotone)
2 - Il 27enne di La plata la combina grossa. E pensare che fino a quel momento la sua prestazione, seppur non esente da pecche, non era stato male. Sua la grave disattenzione e l’ ingenuità, invece di calciare il pallone colpisce Pavoletti regalando il penalty ai sardi che consegna i tre punti al Cagliari del neo allenatore Semplici. Non è il solo ad essere bocciato nel Crotone. Il compagno di reparto Luperto, partito bene, si perde Pavoletti nell’azione che porta al vantaggio degli ospiti. Scivolone della retroguardai calabrese.
Ciro Immobile (attaccante Lazio)
1 - Come scrive De Gregori "non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore". Stavolta però il rigore di Ciro è davvero inguardabile. Facile per Skorupski opporsi. Per di più quel penalty fallito è la chiave di volta di un match che, da quel momento, gira in modo repentino in direzione felsinea. Rispetto alla scorsa stagione a questa Lazio mancano 17 reti. Anche quelle di Immobile. Non è solo colpa sua, intendiamoci. E’ a centrocampo che l’undici di Inzaghi fa fatica. Però la davanti qualcosa deve cambiare. Aspettando il vero Ciro.
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