Calcio, il “covercianese” degli opinionisti: così le partite diventano indigeste
Di Gennaro: la tattica va spiegata, ma con termini semplici. Pizzul: la parola era solo di appoggio alle immagini
Erano i tempi lontani delle partite in bianco e nero davanti alla tv, ma ancora oggi sento, nitida, la voce di mia nonna che chiede: «Gioca bene questo Traversone? Lo nominano spesso…». Non ho mai avuto il coraggio di dirle che un giocatore “traversone” in realtà non esiste, sarebbe stato troppo complicato da spiegare quel neologismo messo al servizio del calcio dai telecronisti di allora. Bei tempi, comunque. A volte mi domando cosa potrei mai rispondere se qualche ignorante del pallone (nel senso che ignora) vedendo una partita, a un certo punto mi chiedesse dei “Quinti” nominati dai telecronisti moderni almeno quanto traversone negli anni Sessanta. Chi sono i “quinti”? In quale squadra giocano? Per rispondere e spiegare, come minimo sarebbero necessari carta, penna e un manuale del calcio. Meglio se una laurea breve all’università di Coverciano. Che dire poi delle catene, del piattone, della palla coperta e delle ripartenze? Il sospetto, ma anche il timore, che il linguaggio di molti dei telecronisti e delle seconde voci che commentano le partite stia andando un po’ troppo oltre, in effetti c’è. È vero, noi italiani siamo un popolo di allenatori, ma forse ci dovremmo interrogare per non rischiare di trasformare un evento ultrapopolare come una gara di calcio in un evento elitario, interamente comprensibile soltanto agli addetti ai lavori.
«Il calcio è un gioco semplice, a mi piace raccontarlo con parole semplici», è la ricetta di Antonio Di Gennaro, ex centrocampista, campione d’Italia con il Verona, che in Rai commenta la Nazionale e la coppa Italia.
Ma il linguaggio e i tempi evolvono.
«È vero, anche nel calcio parlato c’è una profonda trasformazione. Non giudico chi usa una terminologia più tecnica perché c’è una grande fetta di pubblico che la chiede. Soprattutto i giovani hanno una cultura calcistica molto evoluta, anche fra di loro, spesso giocando al Fantacalcio, parlano in “covercianese”».
Difficile raggiungere tutti i telespettatori allo stesso modo.
«Ogni televisione ha il suo pubblico. Le tv a pagamento hanno una platea più giovane, è normale parlare di tattica e di tecnica usando termini più evoluti. L’ultima nata Dazn ha una platea ancora più tecnologica di Sky».
E la Rai?
«Da molti anni cerchiamo di fare cultura calcistica anche noi, le partite sono interpretate, la tattica e le situazioni vanno spiegate, ma visto che i nostri telespettatori sono eterogenei, meglio adottare un linguaggio più classico, comprensibile a tutti. Le faccio un esempio, invece di parlare di transizione io preferisco passaggi in avanti». «Ai miei tempi il valore assoluto erano le immagini, la parola un contorno” spiega Bruno Pizzul, storica voce della Nazionale.
Tutto sbagliato, tutto da rifare?
«Assolutamente no. Mi sto abituando anch’io a questo modo diverso di raccontare il calcio».
Anche lei sta prendendo la laurea a Coverciano? «Non esageriamo, a volte nelle parole c’è un eccesso di “covercianese”, però spiegare il calcio come è stato fatto in tv negli ultimi anni è di sicuro un’evoluzione. È cresciuta la cultura e la capacità di interpretare il gioco del pallone anche grazie alla nuova proposta lessicale, che aggiunge tecnica e tattica alle pure emozioni dell’evento».
Che estrema sintesi però la sua ai Mondiali in Corea. Che pezzo quasi futuristico quel commento “Vieri, Vieri, Vieri…Vieri solo…Vieri, Vieri…gol”!
«Mi dicevano che parlavo troppo. E pensare che ero da solo, non ho mai avuto una seconda voce».
Per fortuna, caro maestro, bastava lei.
«Se devo essere sincero, però, dopo la mia infanzia calcistica turbata dal traversone di Martellini, è arrivato anche il primo choc adolescenziale con la parola fluidificante. M’hanno rovinato il terzino. Il fluidificante faceva venire in mente un meccanico che mette l’olio nel motore, non un giocatore di calcio». Oggi ci siamo abituati a quasi tutto, anche alla “Maledetta”, che non è propriamente la fidanzata di qualche giocatore che ha rovinato il gruppo. Poi chiedo: la palla coperta si usa d’inverno e quella scoperta d’estate? Il sospetto c’è. E quando sento parlare di “colpo sotto” penso sempre al poveretto, ora chissà come gli fa male… Da uomo libero, la catena di destra e la catena di sinistra mi mettono sempre un po’ d’angoscia. Meglio allora silenziare l’audio e guardarsi le partite in santa pace? Assolutamente no. Pensate alla tristezza dell’effetto acquario. L’evento è l’evento e dentro ormai ci deve essere tutto quello che ormai ha trasformato la partita in uno spettacolo con voci e volti incorporati. Caso mai il problema sono le dosi. Un Adani al giorno, mezzo Bergomi, un po’ di Pardo, agitiamo e siamo pronti per allenare la nazionale del condominio. —
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