Il Tirreno

Toscana

il dibattito

Creare lavoro non situazioni di sfruttamento

MIRKO LAMI*

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Se i giovani non avessero voglia di lavorare e preferissero starsene a casa ad aspettare gli aiuti non si spiegherebbe perché oltre 75.000 under 35 all’anno lasciano l’Italia alla ricerca di un lavoro.

Non ha ragione il dottor Aldo Cursano, presidente di Fipe Confcommercio, quando afferma che c’è chi preferisce stare a casa per accedere al reddito di cittadinanza.

I problemi sono davvero altri ed emergono tutti dalle inchieste del Tirreno. Meglio dare «incentivi alle imprese per la loro assunzione», dice ancora il presidente.

Gli incentivi già ci sono, per non disperdersi dovrebbero essere mirati, una parte legata alla formazione e l’altra legata alle assunzioni. La pandemia ha colpito duro, ma non è che prima non ci fosse sfruttamento dei giovani e ancor più delle giovani.

I lavoratori e le lavoratrici, preferirebbero di gran lunga guadagnare 1.100 euro al mese anziché aspettare i 600 euro dagli aiuti. Ma quanti giovani guadagnano 1.100 euro al mese?

Guardiamo la realtà del mercato del lavoro in Italia. Spesso i nostri giovani, lavorano dieci, dodici ore al giorno ma in busta paga ne risulta solo due o tre e spesso ancora, delle altre sette, nove ore che non sono in busta, vengono retribuite la metà.

Che ne sarà dei nostri ragazzi che non se ne sono andati, la maggioranza ovviamente, quando dovranno andare in pensione con le buste paga che si ritrovano.

Tocca a noi, non lasciare che tra quarant’anni non abbiano di che vivere, tocca alle imprese pagare il dovuto, per il futuro delle giovani e dei giovani, per la dignità del lavoro e dell’impresa.

In questi tempi di pandemia mancano gli infermieri, di italiani ce ne sono a migliaia in giro per l’Europa e non sono a Londra per le foche che sono tornate sul Tamigi, né a Berlino per stare accanto ai resti del muro, ma perché lì guadagnano il doppio.

La Cgil chiede politiche attive del lavoro e ha sempre considerato il reddito di cittadinanza un intervento per aggredire la povertà, non certo per creare lavoro.

Serve una formazione continua mirata anche ai fabbisogni delle aziende e poi serve un sistema di ammortizzatori universale per non lasciare mai nessuno da solo. --

*segreteria Cgil Toscana

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