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Toscana

«Le leggi ci sono e tante: basta applicarle e tornare a controllare le aziende»

Martina Trivigno
«Le leggi ci sono e tante: basta applicarle e tornare a controllare le aziende»

Braccini, segretario regionale di Fiom Cgil, attacca la sicurezza di carta: «Scrivanie piene di fogli, ma in concreto le situazioni sono disastrose» 

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il sindacato

Più controlli nelle aziende. Per Massimo Braccini, segretario generale della Fiom Cgil Toscana, bisogna ripartire da qui per fermare la scia di sangue sui luoghi di lavoro. Quella che lui definisce una «strage silenziosa» e, al tempo stesso, «una piaga che, negli ultimi tempi, si sta riaprendo in tutta la sua drammaticità». Anche in Toscana. Nell'ultima settimana, quattro persone hanno perso la vita mentre stavano lavorando. Ma – dice Braccini – non si può più restare a guardare: è arrivato il momento di mettere al centro la sicurezza dei lavoratori. Di nuovo.

«La sicurezza è un investimento – spiega il segretario regionale della Fiom Cgil, il sindacato dei metalmeccanici - e i datori di lavoro hanno grandi responsabilità, anche in questo senso. Il loro compito è quello di formare, informare, addestrare anche, i dipendenti. Per metterli in guardia contro i pericoli. Troppo spesso, purtroppo, i datori vedono ciò che riguarda la sicurezza come un semplice adempimento burocratico. E così, sulle scrivanie degli uffici delle imprese, si impilano fogli su fogli di adempimenti. Peccato che, spesso, la realtà sia differente. Con lavoratori costretti in condizioni a dir poco disastrose e con tutti i rischi che ne conseguono: la morte sul luogo di lavoro, certo. Ma anche malattie e infortuni». Una situazione non nuova, secondo Braccini, ma che senz'altro si è esacerbata durante l'emergenza sanitaria. «Parliamoci chiaro: di lavoro ce n’è sempre meno con la crisi in atto accentuata dalla pandemia – sottolinea il sindacalista – e, proprio per questo, sempre un maggior numero di persone si ritrova, suo malgrado, ad accettare un’occupazione che, a condizioni normali, rifiuterebbe. Succede soprattutto nelle piccole imprese, dove il sindacato è più debole. Qui si registra un maggiore sfruttamento, sono riconosciuti meno diritti. E, purtroppo, c'è anche chi perde la vita e, a casa, non tornerà mai più».

La Fiom Cgil, allora, si dice pronta a mobilitarsi. Nonostante le limitazioni dettate dalla pandemia. Ma – sottolinea Braccini – è fondamentale, ora più che mai, tornare a parlare di sicurezza sui luoghi di lavoro. «Rivendicare i diritti – spiega Braccini – investimenti e più controlli. Serve un investimento pubblico anche in termini di personale. Perché, non lo dimentichiamo, è compito dell'Asl verificare che siano rispettate le principali norme di sicurezza». Secondo Braccini, infatti, la realtà è più complessa di quel che appare. Con gran parte dei lavoratori – dice – costretti a subire pesanti pressioni quando sono in servizio e, al tempo stesso, con ritmi sempre più serrati per accelerare la produzione. «Poi ci meravigliamo dell'insorgenza di malattie nei lavoratori o, nella peggiore delle ipotesi, che addirittura perdano la vita. Le leggi esistono: basta applicarle. Cominciamo dall'aumento dei controlli e vediamo, a quel punto, quante situazioni anomale vengono alla luce. Solo così, battendo le imprese palmo a palmo, potremo avere un quadro reale della situazione. Come sindacato, tutti i giorni siamo presenti nelle aziende, denunciando quel che non va. Ma non può bastare. Dobbiamo mettere in moto una battaglia di civiltà per riconoscere a tutti quanti gli stessi diritti. Non è accettabile, nel 2021 - conclude Braccini – che ancora si possa morire sul lavoro, spesso per pochi euro. Le imprese, tutte quante, hanno grandi responsabilità in questo senso. Ce ne sono tante che rispettano le norme, è vero. Ma non tutte, purtroppo. E allora mettiamoci una mano sulla coscienza e assumiamoci le nostre responsabilità. Perché quei lavoratori, a casa, non torneranno mai più». —



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