Il presidio
Superiori in classe lunedì 11, tutti gli altri il 7. Nardella: "Sulla scuola basta tira e molla"
Dietrofront del governo, dopo gli annunci anche della Regione su un ritorno alle superiori al 50% dal 7 gennaio. Ma nella notte prevale la linea della prudenza, anche in vista della riunione della cabina di regia che dovrà dichiarare i nuovi colori delle regioni
In Toscana le scuole superiori riprenderanno le lezioni in presenza al 50% l'11 gennaio. Le scuole dell'infanzia elementari e medie riapriranno in presenza il 7 gennaio. È l'esito di un cambio di rotta maturato nella notte nel governo, che ha deciso di far slittare per gli studenti delle superiori il rientro in classe a lunedì prossimo.
"Questa non deve diventare una crociata, eravamo pronti il 7 gennaio, saremo pronti l'11", dice il presidente della Toscana Eugenio Giani. "Molti colleghi hanno spinto per il rinvio, caldeggiando addirittura il rientro sui banchi a fine mese. Ecco, ora chiedo loro di rendersi conto che non è possibile aspettare così tanto. Il Covid-19 va affrontato con la consapevolezza di non lasciare nessuno indietro e la scuola rappresenta il nostro futuro".
Adesso occhi puntati su venerdì 8 quando la cabina di regia dell'Istituto Superiore di Sanità si riunirà per decidere il colore delle Regioni. Quelle che avranno un Rt superiore a 1,5 finiranno in zona rossa e perderanno ogni possibilità di far ripartire la didattica in presenza nelle scuole superiori. Per questo motivo l'assessore toscano all'istruzione Alessandra Nardini si dice "dispiaciuta per i ragazzi" ma si mostra comprensiva rispetto alle decisioni assunte: "Capisco la scelta del governo, presa alla luce delle criticità segnalate da alcune Regioni. Riaprire le scuole per qualche giorno per poi chiuderle nuovamente in alcune zone, avrebbe rappresentato un grosso disagio per gli studenti e per le famiglie".
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"È giusto che sia stata presa una decisione univoca a livello nazionale e se questo significa rimandare di qualche giorno, va bene - aggiunge Nardini - La cosa fondamentale è garantire continuità agli studenti e se il prezzo è fare uno sforzo collettivo, noi siamo d'accordo".
L'attacco di Nardella
Chi invece resta scettico riguardo alla scelta di far slittare ancora la data di ritorno è il sindaco di Firenze Dario Nardella: "Ancora una volta la scuola resta indietro. Siamo riusciti a fare lo shopping natalizio, il cashback e le cene di Natale con i due conoscenti aggregati, ma non riusciamo a riaprire le scuole superiori per 2 milioni e mezzo di studenti".
Il primo cittadino di Firenze si dice perplesso sul cambio date, perchè "non capisco cosa cambi in 4 giorni" e va all'attacco: "Nella lotta contro la pandemia io sono per una linea di rigore e precauzione, rispetto le indicazioni degli esperti e le decisioni del governo, ma qui siamo all'improvvisazione". Secondo Nardella, infatti, non c'era una chiara correlazione tra le scuole in presenza e l'aumento dei contagi "nessuno fino ad ora ha dimostrato che il contagio avviene nelle classi" e punzecchia sulla campagna vaccinale: "Allora è un problema organizzativo, e se il Paese non riesce a riaprire le scuole come potrà essere capace di distribuire decine di milioni di vaccini?".
Sondaggio Cisl: presidi scontenti
Intanto un sondaggio della Cisl scuola mostra che per oltre l'80% dei presidi le misure assunte per il rientro sono poco o per nulla efficaci mentre la Flc Cgil chiede un incontro ai ministri Speranza e Azzolina e il Comitato Priorità alla scuola annuncia manifestazioni il 7 davanti alle scuole di tutta Italia. "Fatico a capire le motivazioni di questo tira e molla continuo tra Regioni e Governo. Riprendere la frequenza il 7 o l'11 gennaio non cambia la situazione di contagi, scuole e trasporti", lamenta il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli.
Save the Children: quasi un ragazzo su due pensa di aver sprecato un anno
E da un rapporto Save the Children gli adolescenti appaiono stanchi (31%), incerti (17%), preoccupati (17%): quasi uno su due (il 46%) è convinto di aver "sprecato" un anno, uno su tre che la propria preparazione scolastica sia peggiorata e nel 35% dei casi pensano di dover recuperare più materie dell'anno scorso.
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