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Toscana, record di vaccini nelle Rsa. L’Ars: così calerà la mortalità

Mario Neri
Toscana, record di vaccini nelle Rsa. L’Ars: così calerà la mortalità

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FIRENZE. C’è chi magari sta andando anche più veloce di noi. Come il Lazio, il Veneto e la provincia di Trento, dove gli ambulatori hanno già somministrato oltre un terzo o quasi metà delle dosi ricevute. Ma quasi tutti hanno puntato solo sulle prime linee, i reparti Covid, gli ospedali. La Toscana no, ha seguito alla lettera le indicazioni fornite dal commissario Domenico Arcuri: priorità al personale sanitario, ma anche agli ospiti delle Rsa, il fronte fragile della pandemia. Quello che in tutta Italia e anche da noi ha preteso il prezzo più alto di vite. E non è una cosa da poco, dato che dall’inizio dell’emergenza più della metà dei morti si è contata proprio lì. Tanto che adesso la campagna di vaccinazioni a tappeto nelle case di riposo potrebbe «avere un impatto positivo e immediato sulla mortalità in regione», ha scritto nell’ultimo report Fabio Voller, epidemiologo e coordinatore dell’Agenzia regionale di sanità.

Dall’inizio della campagna, infatti, la Toscana è quella che ha vaccinato più anziani ospiti nelle Rsa. A stare al portale attivato dal commissario per l’emergenza, ha eseguito 2.172 prime dosi ad altrettanti ospiti delle residenze per anziani su un totale di 7.282 vaccini somministrati finora in regione dei 27.920 arrivati dalla Pfizer-BioNtech. Certo, la maggior parte è stata destinata a medici, infermieri e operatori sanitari, ma non con la sproporzione adottata nelle altre regioni. Secondo i dati, aggiornati alle 13 di ieri, quasi la metà dei 5.213 vaccini fatti agli anziani in queste strutture è stata eseguita in Toscana. Il Lazio, che ha già macinato il 37,9% delle dosi, su 17.374 vaccini fatti solo 718 sono stati destinati agli ospiti delle Rsa, in Emilia 549 su 5.504, in Veneto appena 481 su 11.119. In Lombardia, la regione focolaio d’Italia da cui tutto è cominciato, solo 12 su 2.416. In Campania 1, in Calabria zero.

Eppure, proprio la vaccinazione in queste strutture, sono convinti gli esperti, sarà decisiva per uscire dall’emergenza: «Proprio da questo ci aspettiamo un impatto immediato sulla diminuzione del numero dei malati gravi e sul tasso di mortalità», dice Voller. In fondo, i numeri parlano chiaro: il 3 dicembre erano già 1.613 le persone decedute nelle Rsa o in ospedale ma provenienti da Rsa sui 2.756 morti calcolati dall’inizio dell’epidemia. Oggi, a un mese di distanza, il totale delle vittime in Toscana è salito a 3.730 e si stima che circa la metà si registri proprio nelle residenze per anziani.

«È stato Arcuri ad indicare le Rsa fra le priorità – dice Serena Spinelli, assessore regionale al sociale – Credo però che ci stia premiando l’organizzazione. Su questo fronte lavorano 45 persone ogni giorno e aver consentito alle 322 Rsa sul territorio di effettuare le pre-prenotazioni prima dell’arrivo delle dosi ci ha dato un vantaggio». Certo, gli ospiti delle case di riposo in regione sono 12.800. Dunque, ne restano molti da proteggere. «Abbiamo un programma a tappe, ma non possiamo accelerare troppo, siamo condizionati dall’arrivo delle nuove forniture. L’ipotesi su cui stimo lavorando prevede di completare le prime dosi il 3 febbraio e nel frattempo aver già ripreso i richiami».

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