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I sintomi, il coma e una rosa rossa per la moglie: dopo 78 giorni Giuseppe ha sconfitto il virus

I sintomi, il coma e una rosa rossa per  la moglie: dopo 78 giorni Giuseppe ha sconfitto il virus

Tutto è iniziato da un banale incidente. Con la sua guarigione l'Isola del Giglio torna ad essere senza nessun contagiato

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Un fiore dal letto d’ospedale. Mentre era ricoverato a Grosseto a combattere il Covid, Giuseppe (per i gigliesi "Beppe") è riuscito a far arrivare a casa a sua moglie Renata - per il loro anniversario di nozze - una splendida rosa rossa. Ha celebrato così i 38 anni di matrimonio, lui in terapia intensiva e lei a casa nella loro isola. Quel giorno sono riusciti a farsi anche una videochiamata, con la complicità delle nipoti Daniela e Simona Arienti che hanno organizzato la mini cerimonia a distanza.

E alla fine - come "regalo" - è arrivata pure la guarigione. Giuseppe Bancalà, gigliese di 73 anni, ex marittimo in pensione, è stato ricoverato a Grosseto per 78 lunghi giorni e finalmente sta bene. «È stata durissima ma ce l’ho fatta», racconta con un sospiro di sollievo ora che è stato dimesso ed è tornato a casa, riabbracciando l’amata consorte e i parenti più stretti. L’isola del Giglio, ad oggi, registra una situazione di contagi stabile. Niente più casi da inizio dicembre. Ultimo paziente gigliese che era rimasto a lottare contro gli effetti del contagio, Beppe è tornato a varcare la soglia di casa a più di due mesi di distanza dal giorno del ricovero, e a darne la notizia, soddisfatto, è il sindaco Sergio Ortelli che conferma d’aver parlato telefonicamente con lui e d’averlo sentito «con il giusto morale e la voglia di recuperare quanto prima la sua forma».

Anche per Bancalà, dunque, l’odissea è finita e, per quanto affaticato e provato, il periodo natalizio gli permetterà di riprendersi la sua vita.«L’amministrazione gli invia gli auguri più sinceri - prosegue Ortelli - esprimendo il bentornato a casa da parte dell’intera comunità e la felicità di tutti per il lieto fine di una vicenda che aveva messo in apprensione tutta la cittadinanza fin dal mese di ottobre». Anche Il Tirreno ha parlato con Beppe. Abbiamo potuto rintracciarlo a casa dove lui ci ha raccontato per telefono il suo calvario. Un tourbillon di emozioni, brutti ricordi e paure che è finito per il verso giusto dopo un ricovero in Terapia intensiva nel quale - racconta - è stato curato per il meglio. Il suo grazie va «ai medici, agli infermieri, agli Oss, a tutto lo staff ospedaliero grossetano per l’accuratezza dei trattamenti». 

Tutto era iniziato il 12 ottobre scorso quando Bancalà ha avuto un incidente al Giglio, «non grave: ero fermo per strada davanti al 118 e sono stato investito da un’auto, che mi ha centrato a una gamba. L’elisoccorso mi ha portato in ospedale a Grosseto. Una volta dentro sono stato sottoposto a tampone» e la sera è arrivata la notizia. Positivo. Sono poi comparsi i primi sintomi, via via sempre più gravi. Bancalà è stato ricoverato in degenza Covid, poi in Rianimazione dove ha lottato contro il maledetto virus. «Sono stato anche sedato, in coma farmacologico». Il ricovero è durato 78 giorni, fino alle dimissioni due giorni fa alle 13, quando il paziente è tornato a casa a riabbracciare i suoi. Come va ora? «Se devo essere sincero, mi sento bene - risponde con una voce un po’ affaticata - Mi manca un po’ di ossigeno ma procedo. Voglio ringraziare i reparti Covid del Misericordia, medici, infermieri, Oss, tutto il personale che si è prodigato per me: sono stati tutti molto gentili e bravi. Non ricordo tutto quel che hanno fatto perché ero sedato, ma sicuramente hanno fatto un bel lavoro, perché sono qui. Il Covid è stato un’esperienza terribile». 

Un’esperienza durante la quale le nipoti Daniela e Simona hanno ordito una trama buona, affinché gli zii potessero festeggiare l’anniversario. «Zio Giuseppe - racconta Daniela - a un certo punto è andato in ansia. Si è innervosito perché si è ricordato la data di nozze e lui, lì in quelle condizioni, non sapeva come fare per festeggiarlo. Si erano sposati nell’80, lui e zia. L’ha detto ai dottori e ci ha fatto sapere che voleva fare una videochiamata con lei, facendole pure recapitare una rosa rossa a casa. Simona e io ne abbiamo comprata una, e una mattina siamo andate dalla zia con il fiore. "Tieni, questa te la manda zio Beppe". Lei ha sgranato gli occhi, quasi non voleva crederci; poi con il nostro telefono ci siamo collegati con lui perché facesse la videochiamata di auguri. Ce l’hanno permesso i medici e li ringraziamo. I dottori della Terapia intensiva - dicono felici Daniela e Simona Arienti - hanno non solo guarito lo zio, ma con tanta umanità ci hanno anche permesso di stare in contatto con lui e far arrivare quel fiore».

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