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I due scali hanno le forze per sostenersi

Simone Giglioli*
I due scali hanno le forze per sostenersi

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Parafrasando una frase di Lenin dovrei dire: "Campanilismo malattia infantile (o senile!) della Toscana". È senz’altro un problema antico che deriva dall’età dei comuni, ma la guerra degli aeroporti rischia di essere semplicemente una battaglia localista, tirata all’estremo. È vero noi, comune baricentrico, esattamente a metà strada tra Pisa e Firenze, siamo collocati in provincia di Pisa, ma da sempre abbiamo un’appartenenza fiorentina, dal medioevo fino agli anni ’20 del Novecento, quando San Miniato era ancora provincia di Firenze. Le nostre due anime ci portano (forse) ad avere un approccio laico. Da questo osservatorio naturale e così particolare nel quale ci ritroviamo, appare evidente che gli aeroporti di Pisa e Firenze devono svilupparsi l’uno con l’altro, certo con funzioni diverse, ma assolutamente integrate tra di loro.

Firenze può diventare un "city airport" in grado di sviluppare collegamenti con tutte le capitali europee, mentre Pisa potrà essere un hub internazionale, la principale base per le società low cost (che, ne sono certo, nel mondo post pandemia ritroveranno la loro funzione e mostreranno un ulteriore sviluppo), da cui poter incrementare collegamenti intercontinentali, funzionali al nostro export e alla vocazione altamente turistica della Toscana. E il fatto che appartengano allo stesso azionista di maggioranza, un player del settore oltretutto, dovrebbe essere garanzia di uno sviluppo diversificato, ma che faccia crescere il numero complessivo dei passeggeri.

Diversamente, se ci limitiamo a pensare ognuno al proprio orticello, se ciascuno dei due scali si vede come fortino assediato dagli Unni, in questo caso a perdere sarà tutta la Toscana e con essa il suo modello turistico. Una dinamica purtroppo già vista, neanche tanto tempo fa, penso alla spinosa questione che ha interessato la banca Monte dei Paschi a Siena. Gli investimenti da fare a Firenze non vanno a discapito di Pisa, così come quelli fatti a Pisa non vanno a ledere Firenze. Che cosa accadrebbe pensando il contrario? Che avremmo il mantenimento dello status quo. E, per definizione, nello status quo sono altri, altre città, altri aeroporti a guadagnarci, non certo la Toscana. Anche in questo caso è un film già visto. Pensiamo alle multi-utility e al caso di Bologna. È un aeroporto che è "vicino" a quelli toscani, sia per chilometri, sia per tipologia di tratte aeree e passeggeri. In caso di ulteriori lotte interne alla nostra regione per capire quali dei due aeroporti debba avere la meglio, credo che l’unico a beneficiarne sarebbe solo quello emiliano. Da sempre, infatti, divisioni simili aprono le porte ad azioni di speculazione che rischiano non solo di bloccare gli aeroporti toscani, ma anche di indebolire le moltissime infrastrutture di cui disponiamo. Penso, ad esempio ai collegamenti con la costa e quelli con l’entroterra, senza contare tutti i collegamenti cittadini, soprattutto da e verso Firenze che, sappiamo bene, resta una delle città a maggior affluenza turistica in tutto il Paese.

E proprio in questa ottica dobbiamo, a mio avviso, incentrare anche la direzione delle scelte politiche. I numeri dei flussi turistici che si muovono all’interno della nostra regione parlano chiaro: da Pisa e Firenze, in teoria, è possibile spostarsi e raggiungere in tempi veloci tutte gli altri capoluoghi più importanti, perché sono raccolti in un pugno di chilometri, ad eccezione forse di Grosseto. È chiaro, però, che, negli investimenti, occorre fare attenzione anche a questi collegamenti, sviluppandoli e potenziandoli, perché ancora non abbiamo linee e infrastrutture in grado di garantirli, neanche nella stessa tratta Pisa-Firenze che, a questo punto, diventa fondamentale. È evidente che per la conformazione territoriale della Toscana è quindi necessario ragionare nell’ottica di sviluppo di entrambi i poli aeroportuali, ciascuno con peculiarità diverse, evitando quindi che possano interferire l’uno con l’altro, ma facendoli diventare complementari e funzionali allo sviluppo del traffico turistico e dei passeggeri giornalieri. In questo modo possiamo intercettare i finanziamenti e prevedere investimenti mirati che vadano a valorizzare ciascun polo, evitando perciò la dispersione e la delocalizzazione a favore di Bologna che, temo, potrebbe accadere se si continuasse con queste lotte intestine.

*sindaco (Pd) di San Miniato

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