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Contrario e coerente fino in fondo

dario danti*
Contrario e coerente fino in fondo

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Non è una storia di campanili. C’è un aeroporto che funziona bene, con i passeggeri in crescita costante, che migliora servizi e infrastrutture attraverso l’autofinanziamento, ovvero gli utili vengono tutti reinvestiti senza far fare profitti a qualcuno; è pubblico e, per questo, rappresenta un bene comune per i cittadini (che si trovi a Pisa è un dettaglio). A 70 chilometri da questo aeroporto ce n’è un altro. Passeggeri così così, infrastrutturazione così così, autoinvestimenti poco o nulla (che si trovi a Firenze è un dettaglio).

La politica regionale, a suo tempo, decide, saggiamente, di integrare questi due aeroporti, ma specializzando e differenziando la funzione degli scali attraverso quella che si chiama in termini tecnici "holding pubblica" (che si trovino in Toscana è un dettaglio). A un certo punto la politica nazionale decide di privatizzare: decide, cioè, di dare in mano a un solo privato un bene collettivo. Così la Regione cambia idea, si adegua e vende le quote in suo possesso delle due società degli aeroporti. Con 70 chilometri di distanza ci sono molti modi di integrare: fare nello scalo che va male una pista di atterraggio e decollo grande, ma tanto grande da essere un doppione competitivo rispetto a quella dello scalo che va bene è un clamoroso errore, eppure l’Ente nazionale per l’aviazione civile dà il via libera a tale pista e lo fa in contrasto con gli strumenti di programmazione urbanistica (che si tratti di un ente pubblico che dovrebbe tutelare gli interessi collettivi è, anche questo, un dettaglio).

Poi si fondono le due società, la maggioranza ovviamente è privata, e si conferma la scelta di una mega pista nuova di zecca solo in uno dei due scali stanziando, per fare tutto ciò, 300 milioni (che siano euro anche questo è un dettaglio): 150 messi dal privato, 150 messi dallo Stato, ovvero da tutti noi contribuenti.

Che il paese dove tutto ciò avvenga sia l’Italia, anche questo è un dettaglio. O forse proprio un dettaglio non è. Come il fatto che non è una storia di campanili: perché se mettiamo fra parentesi, come abbiamo fatto, i nomi delle città, della regione e del paese, questa storia potrebbe essere, anzi lo è, paradigmatica: svendere un bene pubblico e collettivo che funziona bene per far fare dei profitti a un privato. Esempi analoghi ce ne sarebbero a iosa.

La pista di Peretola è storia vecchia di cinque anni e non è una favola. E da allora nessuna pista da 2.400 metri è stata realizzata a Firenze, nessun aeroporto-doppione è stato costruito a Peretola. E non verrà mai realizzato. La sentenza del Tar Toscana del 27 maggio 2019, a seguito dei ricorsi delle associazioni ambientaliste e di alcuni Comuni, ha bocciato il decreto di Via (valutazione impatto ambientale). La sentenza del Tar è stata confermata dal Consiglio di Stato nel febbraio di quest’anno, pertanto non vi è nessun atto autorizzatorio per realizzare il nuovo aeroporto di Peretola. Come nel gioco dell’oca, bisogna ripartire dalla casella iniziale, ovvero rifare tutto daccapo. E i 150 milioni di euro pubblici, fermi da anni, non saranno utilizzati, quando, invece, potrebbero essere investiti in opere pubbliche e infrastrutturali più utili e meno dannose dal punto di vista ambientale, come, per esempio, il potenziamento della linea ferroviaria Pisa-Firenze.

Sono contento che la pista da 2.400 non si faccia (e non si farà), ma, al tempo stesso, sono molto preoccupato per i mancati investimenti di Toscana Aeroporti sullo scalo pisano. Avevamo previsto, purtroppo, entrambe le cose, esattamente cinque anni fa.

Credo che sia valsa la pena dimettermi allora da assessore. È uno dei gesti politici di cui vado più orgoglioso e di cui non mi pento. Lo voglio dire chiaramente: ognuno è responsabile delle proprie azioni e nessuno deve insegnare o imporre le proprie azioni, considerandole esemplari. In questo senso, le dimissioni da un ruolo, da un incarico si danno, non si annunciamo soltanto, perché annunciarle il più delle volte significa solo agitarle, senza poi concretizzarle.

Le mie dimissioni da assessore alla cultura del Comune di Pisa, nel febbraio 2015, sono state un gesto di coerenza e non un atto solista: a distanza di tempo i fatti hanno dato ragione a quel gesto e l’opera inutile economicamente e dannosa ambientalmente non s’è fatta.

* ex assessore di Pisa

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