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La beffa-Tirrenica, il ricatto sull'aeroporto di Pisa e quel nemico chiamato assuefazione
L'editoriale. Perché quella che potrebbe essere una battaglia di giustizia, di riequilibrio di opportunità, rischia di essere persa in partenza: in giro ci sono quasi solo volti e coscienze rassegnate
Ormai l’hanno quasi blindato quel coperchio. Copre il pentolone delle ingiustizie, dei soliti pochi che riescono a tenere in scacco tutti gli altri, grazie al terribile mix fatto di festival delle illusioni e sagre delle promesse. È pesante questo coperchio, blinda assuefazione e rassegnazione in un tempo che vuol chiamarsi moderno e invece racchiude il rito antico del feudalesimo avvolto spesso in carte false e prepotenze spacciate per normalità. In questi ultimi giorni Il Tirreno ha cominciato a rimettere in fila la storia di due colossali ferite, fra le tante, inferte da lobby e centri di potere alle comunità che si affacciano sul mare che porta il nome di questo giornale e nelle terre a ridosso. Colossali ingiustizie legate all’autostrada fantasma fra Cecina e Tarquinia e al tentativo di affossare lo sviluppo dell’aeroporto di Pisa, porta del cielo per una terra che non ha neanche ferrovie decenti e che vive di elemosine chiamate progetti che restano sempre sulla carta o poco più in là. Siamo appena all’inizio, presto apriremo anche altri fronti. In redazione ci sono bravi colleghi che stanno lavorando con molta passione e professionalità. Purtroppo molto spesso anche di fronte a ostacoli di opacità mascherata da trasparenza, di dati che dovrebbero essere pubblici e stanno in cassetti privati. E purtroppo questa non è neanche la cosa peggiore. Perché quella che potrebbe essere una battaglia di giustizia, di riequilibrio di opportunità, rischia di essere persa in partenza: in giro ci sono quasi solo volti e coscienze rassegnate.
Perché quella che potrebbe essere una battaglia di giustizia, di riequilibrio di opportunità, rischia di essere persa in partenza: in giro ci sono quasi solo volti e coscienze rassegnate.
Prendete la storia della gabella di 60 centesimi mascherata da pedaggio autostradale al casello dell’A12 di Vada. Formalmente è legale, ma è un’ingiustizia: quella strada l’avevamo già pagata con la contribuzione ordinaria (tasse) e di fatto è stata “regalata” alla Società autostrade nel quadro di un’intesa sul completamento degli altri 187 chilometri fino a Tarquinia, dove c’è un altro casello simile con un’altra gabella. A suon di monetine, a suon di fiorini riscossi senza neanche chiedere “Chi siete? Cosa portate? Ma quanti siete?”, hanno già accumulato decine e decine di milioni. Soldi sottratti a queste comunità già penalizzate da infrastrutture da terzo mondo. In cambio di cosa? Di niente. Anzi, di una beffa.
E prendete la storia dell’aeroporto di Pisa, ormai sotto scacco da parte della gestione unica della Toscana Aeroporti, quella che gestisce anche lo scalo fiorentino di Peretola con un evidente e consueto squilibrio di interessi a vantaggio del capoluogo.
In questo caso gli errori non sono di oggi, quello più grave è stato l’abbraccio mortale dell’unificazione societaria fra due scali che formalmente avrebbero dovuto farsi forza l’un l’altro e che ben presto si è rivelata una trappola. Firenze dovrebbe avere un “city airport”, uno scalo per i charter; Pisa dovrebbe essere il vero aeroporto della Toscana. Ma così non è: l’allungamento della pista di Peretola è un trucco per portare via traffico da Pisa e mortificare ancor di più l’area costiera. Basterebbe dirottere i soldi e gli sforzi verso una linea ad alta velocità e anche da Santa Maria Novella si potrebbe salire sull’aereo in poco più di mezzora.
Tutto questo, e non solo questo, sta purtroppo passando quasi liscio, scivolando sulle rocce levigate dell’assuefazione e talvolta anche dalla convenienza a star dalla parte di quei poteri che hanno sempre considerato la costa come la casa al mare di Firenze. E con un inaccettabile lassismo o compiacimento di gran parte dei parlamentari e dei consiglieri regionali dei collegi costieri. Ai quali si aggiungono talvolta anche sindaci timidi.
Lo squilibrio è sotto gli occhi di tutti. A Firenze alta velocità ferroviaria, autostrada moderna e ora anche l’ambizione di spostare l’asse aeroportuale. Sul mare ancora la strada di Calafuria set del film “Il sorpasso”, treni da far west e un aeroporto sotto scacco.
Le istituzioni locali non sempre fanno abbastanza. E quando tentano di farlo, si trovano di fronte il muro dell’arroganza, un ricatto morale e spesso anche oltre come quello della Toscana Aeroporti che interrompe i rapporti istituzionali con il consiglio comunale di Pisa per la doverosa e sacrosanta approvazione di una mozione che esprime «l’assoluta contrarietà alla realizzazione di una nuova pista a Peretola». Un bruttissimo gesto, un messaggio inaccettabile. Il consiglio comunale è espressione democraticamente eletta di una popolazione che ha tutto il diritto di elaborare un parere e la risposta data dalla società aeroportuale non è da Paese civile.
E anche qui la presa di coscienza del cittadino è purtroppo molto più vicina a quella di un suddito. Nessuno ha da dire quando su due poltrone si poggiano le stesse terga, come nel caso di Toscana Aeroporti e delle acciaierie piombinesi di Jsw. Le capacità di chi sulla carta di identità ha idealmente scritto “Amico di Renzi” (o di chiunque altro) non può bastare a giustificare tale concentrazione (e intreccio) di incarichi strategici.
In pochi hanno da dire, perché il cittadino ormai è quasi e solo poco più che carne da urne elettorali. Si raccolgono, e spesso si scambiano, voti per arrivare a mettere in piedi sistemi per gestire il potere per il potere. In Regione c’era già stato il detestabile balletto delle nomine fra correnti e sottocorrenti, peraltro con l’assessorato alla Sanità al centro degli appetiti in un periodo in cui invece di litigare si sarebbe dovuto studiare una migliore gestione del contenimento dei contagi. Adesso, scelti gli assessori, si litiga sugli strapuntini di dicasteri aggiuntivi e su insignificanti uffici di potere secondario utili solo alla vanagloria di chi è stato giudicato inadeguato per ruoli più importanti.
Peraltro, in gran parte dei casi, i protagonisti di questo balletto sono gli stessi che, nell’epoca del primo blocco da pandemia, si erano tenuti in tasca i rimborsi forfettari per i viaggi verso Firenze per consigli regionali e lavori di commissione che si sono svolti sempre in collegamento video dalle loro case. Quando questo giornale ha scoperto la cosa le reazioni sono state scoraggianti. Chi si è risentito dicendo «va bene, quei soldi ve li ridò però mi sarebbero spettati» o chi ha provato a farsi bello con i denari degli altri provando a far beneficenza.
Ecco, non abbiamo bisogno solo di infrastrutture migliori.
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