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Tirrenica e aeroporti: il solito ricatto della Toscana al lampredotto
L'intervento dell'ex direttore della Nazione sulle due inchieste portate avanti dal nostro giornale
Sto seguendo con interesse l’abbrivio della nuova stagione editoriale del Tirreno, segnata da una nuova proprietà e da un nuovo direttore, Stefano Tamburini, al quale formulo i migliori auguri di buon lavoro.
L’interesse tuttavia è prima da cittadino poi da giornalista. Tanto meno da giornalista ex concorrente, orgoglioso di essere nato e cresciuto alla Nazione fino a diventarne persino il direttore dal 2008 al 2011. Bei tempi, carichi delle irruenze giovanili, quelli della concorrenza all’ultima riga. Oggi quelli che vivo sono i tempi del sereno distacco favorito dalla pensione. Qui scrivo da cittadino italiano, toscano e livornese in particolare. E da cittadino toscano, e livornese in particolare, ho molto apprezzato la partenza decisa, nell’offerta grafica e nei contenuti, su due grandi questioni infrastrutturali dello sviluppo e del riequilibrio di cui si parla da anni, troppi anni, nella nostra sbilanciata regione: 1) L’Autostrada Tirrenica; 2) La guerra dell’aeroporto di Firenze contro quello di Pisa.
Mi è piaciuta la scelta di un’indicazione diretta e inequivocabile di chi il giornale addita come responsabili politici del deficit infrastrutturale che da sempre penalizza la cosiddetta area costiera a deliberato vantaggio di quella interna e fiorentina in particolare. Sulla vergogna dell’autostrada negata tra Livorno e Civitavecchia si ricordano le storiche e, purtroppo vincenti, opposizioni di quella folta tribù radical chic, ormai nota nella rappresentazione con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra, che aveva fatto e, sia pure in declino, tuttora fa di Capalbio la sua capitale del reame. Tra di essi c’era anche qualche sincero e convinto ambientalista, ma per distruggere l’autenticità di quella stagione è sufficiente la figura di un voltagabbana senza pentimento né vergogna come Chicco Testa. Uno dei tanti passato dall’eskimo verde delle battaglie contro la vicina centrale di Montalto di Castro che stoppò l’avvento del nucleare in Italia al doppiopetto della presidenza delle grandi e ricche aziende che, pensa un po’, vivono proprio del business tanto odiato in gioventù. Un personaggio che, personalmente, mi ha sempre disgustato, al quale “mister I’care” Walter Veltroni consegnò una delle prime tessere del suo neonato Pd. Poi ci si interroga da dove parte la grande crisi della sinistra italiana.
Mentre sulla questione aeroportuale la scelta della foto di prima pagina con Matteo Renzi e il fido Marco Carrai accanto non ha lasciato alcun dubbio sull’identificazione dei sabotatori di Pisa a favore di Peretola. Perché, è vero che la Sat, la Società Aeroporti Toscana, presieduta dal medesimo Carrai, comprende entrambe le strutture, ma sono anni che Matteo Renzi ne inventa di tutti i colori, batte il muso contro sentenze negative su piste parallele, allungate, intubate, sospese e variamente cervellotiche, ma non molla e insiste nella pervicace volontà di soddisfare le pressioni dei suoi fidi, ma anche affidabili e generosi cortigiani, imprenditori per primi, perché il “Vespucci” riprenda la sua centralità di sistema.
La cosa che avvilisce di queste vicende è che a questo disegno da neogranduchi al lampredotto, a cui anche il neopresidente Eugenio Giani ha sempre dimostrato adesione, Pisa, l’aeroporto “Galilei” di Pisa, indispensabile al recupero del gap economico-sociale fra le due toscane almeno quanto l’autostrada Tirrenica combatta la sua battaglia in totale solitudine. Sorprende soprattutto, e qui parlo da livornese, il silenzio delle Istituzioni livornesi, il sindaco per primo, ma penso anche ai consiglieri regionali di zona, alle associazioni imprenditoriali, sindacali, ma anche di impegno sociale e ambientale di fronte all’inaccettabile arroganza del fresco amministratore delegato di Sat, Naldi, che non ha esitato a trattare a pesci in faccia l’intero consiglio comunale di Pisa.
E se questo è e resta il clima di menefreghismo anche di fronte a riproposizioni forti dei temi, allora c’è ben poco da sperare in un’inversione di rotta. E soprattutto c’è ancor meno da sperare nella reale capacità di proporre progetti credibili di sviluppo armonioso della Toscana al tavolo dei miliardi europei del Recovery Fund.
Ma, riconosciuto il merito, con la stessa sincerità esprimo il disappunto per la scelta manifestata nel corsivo siglato dallo stesso direttore sotto l’eloquente titolo “I messaggi inaccettabili al cronista” che riporto qui sotto: «Dottore buongiorno. Sono (nome e cognome). Le volevo comunicare il prezzo della taglia su di me così la prossima volta lo mette direttamente sotto la foto. Buon Natale». Firma (nome).Questo messaggio è stato inviato ieri a uno dei colleghi impegnati nelle inchieste che da qualche giorno Il Tirreno conduce sul sottosviluppo legato alla mancanza di infrastrutture, per adesso sull’Autostrada fantasma da Cecina a Tarquinia e sul sabotaggio sistematico nei confronti dell’aeroporto di Pisa da parte delle istituzioni regionali e delle lobby fiorentine. La cosa probabilmente non è piaciuta all’autore del messaggio, tirato in ballo in una delle due inchieste. A chi parla a sproposito di taglie rispondiamo molto semplicemente che siamo a disposizione per ospitare le sue ragioni, se ne ha, e a discutere serenamente.
Questo giornale è sempre stato e sarà un luogo di confronto leale. Ma un messaggio come quello di ieri mattina non è accettabile. Per questa volta lo pubblichiamo senza rivelare l’identità dell’autore. I prossimi, anche quelli di chi volesse seguire il pessimo esempio, finiranno su queste pagine. Con nome e cognome.
No, non sono d’accordo: soprattutto se, come il testo autorizza a pensare, il messaggio ha tutta l’aria di avere a che fare con la foto di prima pagina del giorno prima che allego al post.
No, Carrai e soprattutto Renzi hanno già un fin troppo ricco palmares di arroganze per lasciarci nel limbo del sospetto. Perché in ballo, come anche meritevolmente sta riportando a galla, non ci sono gli interessi e la vanità di simili personaggi, ma la ben più seria e urgente necessità di difendere gli interessi reali dei toscani. Di tutti i toscani.
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