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I rifiuti di plastica della Toscana per fare i braccialetti di Dodo

Ilenia Reali
I rifiuti di plastica della Toscana per fare i braccialetti di Dodo

È la Revet che fornisce i granuli “riciclati” che il gruppo Pomellato trasforma. Pronto un nuovo ordine per i nuovi gioielli: riserbo sui colori della collezione

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Duecento chilogrammi di granuli delle plastiche riciclate per realizzare i preziosi braccialetti di Dodo. La plastica dei contenitori degli yogurt, degli alimenti e di tutto quello che buttiamo nella differenziata in Toscana (tranne le bottiglie di plastica) vengono trasformati in granuli e poi lavorati creando nuovi oggetti. Finora si trattava di materiale destinato a produrre giochi per i giardini pubblici, recinzioni o le sedute del nuovo stadio di Pontedera mentre oggi sono anche materia prima per la gioielleria del gruppo del lusso. Pomellato.

In realtà il primo ordine risale all’estate con la produzione del braccialetto “Tanaka”, un filo di pepite azzurre e turchesi di plastica riciclata venduto a 130 euro con l’obiettivo di ripristinare in Malesia un tratto di barriera corallina di 1.000 metri quadrati conosciuta come i “gioielli del mare”.

Ora è arrivato un nuovo ordine e il nome dei produttori di quei “preziosi” granelli è stato diffuso anche tra i non addetti ai lavori: la materia prima è prodotta dalla pontederese Revet, in un’azienda del gruppo a Empoli che gestisce circa 8.000 tonnellate l’anno di plastiche miste, che normalmente sarebbero destinate a recupero energetico.

L’impianto è in grado di trattare 2.500-3.000 chilogrammi l’ora di materiale proveniente dalla raccolta differenziata dei cittadini toscani. È chiaro quindi che gli ordini di Dodo - sul colore dei granuli del nuovo braccialetto c’è il massimo riserbo - non facciano la differenza in termini di produzione ma siano un fiore all’occhiello per comunicare a che punto sia arrivato il livello qualitativo della plastica riciclata.

«Noi forniamo i granuli di plastica riciclata del colore che ci viene richiesto dal cliente - commenta Livio Giannotti, presidente di Revet - ed è il cliente che poi lo lavora. Per noi la collaborazione con Pomellato è importante non per la quantità degli acquisti: qualche centinaio di chilogrammi con il primo braccialetto e altrettanti per i gioielli che saranno realizzati ma per la ricerca che serve per arrivare alla qualità della materia riciclata che dà nuova vita alla plastica e per ottenere la colorazione richiesta. Per realizzare il primo lotto abbiamo impiegato circa due mesi di lavoro». Al momento non si sa quando il nuovo gioiello sarà messo in vendita, quale sarà il colore delle pepite (la materia prima sarà consegnata a gennaio) né se questa volta il progetto sarà legato a un progetto di beneficienza. «Molte informazioni sono riservate: saranno loro a lanciare i nuovi gioielli», fanno sapere alla Revet. —
 

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