Italia
Hotel di lusso e agricoltura: Bf investe in Maremma
Dalla valorizzazione della vacca iperlocale della zona di Massa Marittima alle specie arboree autoctone: nasce il polo biologico e biodinamico
Un investimento da 100 milioni di euro e 80 assunzioni di cui la fetta più importante in Maremma. Qui il gruppo Bf, a capo tra le altre della società Bonifiche Ferraresi, è pronto ad avviare un enorme progetto di riqualificazione della Tenuta del Cicalino e di quella del Filetto, entrata ad ottobre nella gestione del gruppo dopo l’aggiudicazione di un bando dell’Unione dei Comuni.
Valorizzazione della “speciale” vacca Maremmana, dei terreni e degli immobili in chiave agricola e turistica sono i punti chiave dell’investimento del gruppo, un fatturato da 96,8 milioni di euro nel 2019. Ieri i progetti sono stati illustrati al presidente Giani, agli assessori Saccardi e Marras con presenti i sindaci dei Comuni coinvolti.
Turismo esperenziale è la parola magica contenuta nel piano strategico del gruppo che «in Toscana punta ad avere gli stessi ettari della regione da cui nasce, l’Emilia Romagna» che si concretizza con collaborazioni con la ricettività di lusso sia nella tenuta Il Filetto di Massa Marittima - ora completamente da ristrutturare - sia nel patrimonio delle Leopoldine in Valdichiana dove i lavori per una parte degli immobili sono già cominciati .
«Stiamo per stringere un accordo con il gruppo Hilton per la Valdichiana, la firma non c’è ancora stata a causa della pandemia in corso, e contiamo di esportare lo stesso progetto al Filetto», ha detto in estrema sintesi l’amministratore delegato Federico Vecchioni che in Toscana ha mantenuto, tra l’altro, una quota della tenuta di famiglia Il Cicalino, ora in parte nel capitale del gruppo. Qui già si fa turismo (15mila ospiti nel 2019) ma soprattutto si produce olio biologico con 40mila piante.
Non solo olio e turismo sono però il core business del gruppo che in Toscana è arrivato in una prima fase in Valdichiana dove si è scelta la specializzazione della produzione di piante officinali vendute con marchi propri o con quelli delle prime linee della grande distribuzione. E di agricoltura si parlerà anche al Filetto dove raggiungere un livello di remuneratività accettabile è la sfida delle sfide: oggi è una zona prevalentemente incolta, perlopiù composta da terreni abbandonati e zone boschive per cui Bf, che in Maremma gestisce 1500 ettari, ha annunciato di voler investire per la trasformazione a pascolo, anche allo stato brado, e a coltivazione di specie arboree autoctone. Lo scopo è «incrementare la biodiversità e la valorizzazione dei prodotti locali con un approccio altamente innovativo applicando tutti i nuovi strumenti per un’agricoltura digitale». La Toscana sarà nei progetti di investimento «un polo di valore nazionale biologico e biodinamico da integrare con la grande distribuzione organizzata specializzata nei prodotti locali».
Cosa significa? Lo racconta il sindaco di Massa Marittima Marcello Giuntini. «Il progetto è interessante perché si parla di roba sana e vera come lo è la Maremma», commenta senza preamboli. «Tra l’altro la nostra vacca maremmana è una super nicchia: è un ceppo leggermente diverso rispetto a quella di alberese e molto antico, da uno studio effettuato risalirebbe addirittura al bue delle grandi corna. La sua valorizzazione apre uno scenario di autenticità che sommato al biologico e al biodinamico può dare grandi soddisfazioni dal punto di vista occupazionale a questa zona che sarà infrastrutturata con tecnologie di agricoltura 5.0». —
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