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«Minacce continue Non ci davano neppure i pannolini per i nostri bimbi»
Nella chat delle mamme dei minori ospiti della Serinper le testimonianze dei soprusi: «Ci insultavano sempre»
MASSA
In cuor suo ogni mamma sapeva che ciò che accadeva nelle case di accoglienza della Serinper non era normale, ma qualcosa sedava il proprio istinto e la paura di perdere i bambini prevaleva su tutto. Come se avessero accettato di non essere all'altezza, perchè ex detenute, o tossiche, o semplicemente perché non erano madri perfette. Se lo stanno dicendo, confrontando ricordi, paure, ed esperienze, in una chat nata poche ore dopo la diffusione della notizia degli arresti di Enrico Benassi, della moglie Tamara Pucciarelli e di Alessio Zoppi, titolari della cooperativa Serinper. Decine e decine di mamme che parlandosi in chat stanno ricollegando emozioni e fatti. E molti appaiono gravi. Tra i dialoghi spunta anche una registrazione di un incontro avvenuto all'interno di una di queste strutture protette tra mamme ed educatrici, due giorni dopo gli arresti. Le mamme sembrano sollevate: «Ho dormito su sette cuscini ieri notte. Ho come aperto gli occhi, ho capito che era vero quello che sentivo, quello che ho sempre pensato. Che non era brava gente e che quello che ci facevate qui non era normale». «Io vi ho visto una volta aprire la bocca di una bambina di pochi mesi, infilarci un cucchiaio con l'omogenizzato, e chiudergliela con uno straccio». Le educatrici, nell’audio, si difendono: «Non vi abbiamo mai fatto del male» e alcune dichiarano di esser pronte a licenziarsi, «se venisse fuori che ci sono stati davvero i maltrattamenti dei bambini».
I racconti delle mamme sono faticosi da ascoltare, difficili da digerire: «Alle 21 la cucina veniva chiusa con un lucchetto. Non potevamo portare cibo nella stanza e se avevamo sete c'era l'acqua del lavandino. Mio figlio era di pochi mesi e io gli davo il latte in polvere due volte nell'arco della notte, ma non mi facevano entrare in cucina per riscaldarlo e così dovevo preparalo molto tempo prima. Portavo in camera questo latte che poco dopo si inacidiva ed io, mi vergogno ancora oggi, glielo dovevo dare lo stesso, piangevo, mi disperavo, vedevo che beveva perché da me avrebbe preso qualunque cosa». E ancora: «Non ci compravano i pannolini. Erano troppo costosi - racconta un'altra mamma - Mia figlia era piccola e io avevo a disposizione tre pannolini al giorno. Altre mamme se li compravano da sole ma io non avevo soldi miei e così lasciavo mia figlia sporca». «La violenza era psicologica. Minacciavano di toglierci i bambini. Dicevano sempre 'siete entrate con i vostri figli, ma è un attimo uscire senza'. Ci chiamavano alcolizzate, drogate, matte. Se cercavamo di ribellarci, se ci agitavamo, c'erano le goccine. Le punizioni ci rendevano quasi schiave. Ci facevano fare di tutto, sveglia alle sei di mattina, lavori domestici. Abbiamo pulito anche le case e le automobili dei titolari della cooperativa e degli operatori. Abbiamo imbiancato l'interno di un palazzo, che neanche sapevamo di chi fosse, poi scoprimmo che era una nuova sede. Ci utilizzavano come operaie per non pagare altri dipendenti».
«Sono stata ai “Numeri primi” da bambina, ed è stato terribile. Perché ti facevano un sacco di discorsi strani, ti facevano capire che la tua famiglia non ti voleva; andai al cancello per cercare la mamma e mi sbatterono a terra; ti fanno passare per pazza, tanti farmaci, poco cibo; chi voleva dormire non poteva, arrivava lei (Tamara Pucciarelli ndr) a spaccarci gli oggetti personali, e ci obbligava a dormire in terra». Da quanto è possibile apprendere molte di queste testimonianze sono state rese, nei giorni successivi agli arresti, anche ai carabinieri.
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