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Il pg chiede un nuovo appello per Moretti
Colpo di scena in Cassazione per l’ex manager di Ferrovie: la Procura accoglie i rilievi formali della Corte di Firenze
viareggio
Il colpo di scena rimbalza tra agenzie di informazione e chat quando in Corte di Cassazione, aula Giallombardo, si sono fatte le 15, 30 circa: la Procura generale della Cassazione chiede un nuovo processo di appello per Mauro Moretti, manager di Stato, amministratore delegato di Ferrovie quando il 29 giugno 2009 un treno carico di Gpl deraglia sui binari di Viareggio provocando la morte di 32 persone.
Tecnicamente, il rappresentante della Procura generale, Pasquale Fimiani, ha chiesto per Moretti un annullamento con rinvio. Lo stesso Fimiani si era così espresso, un mese fa esatto, nel processo all’ex senatore Denis Verdini. Richiesta che non venne accolta dai giudici di Cassazione e vide la Procura generale diramare, un paio di giorni dopo la requisitoria del proprio rappresentante, un comunicato per spiegare senso e contenuto giuridico della richiesta. E così è accaduto anche ieri sera, dopo la lunga giornata che ha visto l’apertura del processo di terzo grado per il disastro ferroviario di Viareggio, il più grave nell’Italia del dopoguerra.
Con una presa di posizione ufficiale è intervenuto direttamente il procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi: «al fine – si legge – di contribuire ad una corretta informazione, con riferimento al processo in corso dinanzi alla Corte di Cassazione e relativo al disastro ferroviario di Viareggio e alle gravissime conseguenze derivatene per le vittime». Il giudizio in Cassazione non entra nel merito – così spiegano tutti gli avvocati – ma si focalizza su quelli che vengono definiti i “formalismi” delle sentenze di secondo grado. Ed allora, ecco il Procuratore generale “svelare” il formalismo che ha guidato la richiesta di un processo di appello-bis per Moretti. Le richieste del sostituto procuratore generale Fimiani hanno «accolto quelle procuratore generale di Firenze avverso l’assoluzione di Giovanni Costa e Giorgio Di Marco, decretata dal giudice di appello». I due, nel 2009, erano entrambi dirigenti di Rete ferroviaria italiana, azienda del Gruppo Ferrovie dello Stato (oggi Ferrovie dello Stato italiane). Accolta la richiesta della Procura toscana, continua il procuratore generale di Cassazione, anche la responsabilità di Moretti – condannato a 7 anni in primo grado (Tribunale di Lucca) in qualità di ex ad di Rfi, ed in secondo grado alla stessa pena anche nei panni di ex ad di Ferrovie – «va necessariamente rivalutata a seguito dell’accoglimento del ricorso del procuratore generale. Per un nuovo esame delle condotte tenute nel lungo periodo di tempo trascorso tra il momento della cessazione dell’imputato dalle cariche sociali in Rete ferroviaria italiana (2006, ndr), con il subentro di altri responsabili, e il momento nel quale il disastro si è verificato (2009, ndr)».
Per tutti gli altri aspetti della vicenda giudiziaria relativa alla strage di Viareggio, il rappresentante della Procura generale – sono gli avvocati di parte civile a sottolinearlo – ha dato il meglio: «È rimasto in piedi l’impianto per cui quanto accaduto a Viareggio va letto in un quadro generale di infortunio sul lavoro», spiega Tiziano Nicoletti, legale anche dell’associazione dei familiari delle vittime, “Il Mondo che vorrei”, «ed è stata confermata l’analisi dei giudici di primo e secondo grado relativamente alle misure cautelative da prendere, alla necessaria riduzione della velocità, alle mancanze in materia di valutazione del rischio». Poi, la doccia gelata, una volta arrivati all’esame della posizione di Moretti: «La richiesta di annullare con rinvio la sentenza di condanna per Moretti ci lascia disorientati, ma bisognerà vedere cosa ne pensa la Corte, e se la accoglierà», conclude Nicoletti.
Di diverso avviso la difesa di Moretti: «Ci siamo battuti per questo, e il procuratore generale ha accolto la nostra linea e non poteva che chiedere l’annullamento con rinvio», così la dichiarazione a caldo resa da Franco Coppi, legale dell’ex manager di Stato.
Di contro l’avvocato Riccardo Carloni, che con un gruppo di colleghi si è rivolto al consulente Paolo Rivella, a lungo nello stesso ruolo per la Procura di Torino, la cui analisi della holding e del ruolo di Moretti ha convinto in tutto i giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Firenze, dichiara: «Il nostro consulente ha svolto una vera e propria indagine ed ha proposto prove, non congetture. Noi andiamo avanti».
Richiesta di conferma delle condanne (a 6 anni) è arrivata, invece, per Michele Mario Elia (ex ad di Rfi) e Vincenzo Soprano (ex ad Trenitalia), e quel sistema-Ferrovie messo in piedi dallo stesso Moretti per la prima volta dalla sua storia si sgretola.
«Anche se si tratta solo delle richieste», così il commento a caldo dei familiari delle vittime della strage, «non si possono cambiare le cose in questo modo». E nella notte qualcuno si è messo in viaggio direzione Roma. –
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