Il Tirreno

Toscana

La bottega del vaccino della speranza

Enrico Catassi
La bottega del vaccino della speranza

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Entrando dalla porta di servizio ci imbattiamo nella filiera dove viene scoperto e testato il prodotto, è l’ala della ricerca all’antidoto. Che corre, lavora e studia. Assieme alla produzione e alla distribuzione-somministrazione formano una catena. L’esito finale della lotta alla pandemia dipende dal loro contributo. Sulla tempistica e logistica c’è ancora qualche incertezza, si parla di settimane o forse mesi. Comunque, nell’arco del 2021 è prevedibile il ritorno alla normalità. Se invece, pur non essendo addetti, proviamo a capire qualcosa di più sul vaccino che potrebbero inoculare ecco che ci troviamo proiettati dentro ad una sorta di mercato delle allettanti promesse o dei balocchi. Dove ciascun banditore decanta le doti terapeutiche, e salvifiche, del proprio prodotto.

C’è chi offre il 90% di immunità, chi dice che sia efficace al 94%, chi arriva a promettere il 95% di invulnerabilità al coronavirus e chi lo vorrebbe "regalare" a metà prezzo. È la competizione, la guerra tra multinazionali, tipicità del sistema capitalistico globale. Condito di geopolitica, speculazione in borsa e marketing aziendale. Con la comunicazione piegata sull’annuncio roboante e ben augurante del farmaco, a fare da richiamo. Il messaggio arriva e ovviamente innesca la scatenata corsa ad aggiudicarselo. Precipitosa. Tutti lo vogliono possedere, non tutti potranno averlo subito.

La Commissione Europea, come altri pretendenti nella lunga lista degli interessati, ha comprato milioni di dosi. Buttandosi a capofitto e in modo non proprio trasparente su qualunque soluzione venisse prospettata per risolvere l’emergenza, accaparrandosi in anticipo più che può e scartando il minimo. Una scommessa che rischia il cortocircuito nel caso che gli acquisti risultino non idonei. L’agenzia Europea del farmaco (EMA), cugina della statunitense Food and Drug Administration e preposta alla commercializzazione nell’Unione, non ha autorizzato nessuna certificazione di rimedio al Covid.

Alcune case farmaceutiche hanno formalmente fatto richiesta di procedura di valutazione rapida. Ad oggi però sotto la lente dell’EMA ci sono solo dossier parziali. E per l’approvazione c’è da seguire un preciso iter, come previsto dalle linee guida dell’ente. Un passaggio decisionale che anche in piena crisi non è bene saltare - per la sicurezza delle persone - e tantomeno influenzare, o turbare, con pressioni esterne. Tra i "magnifici" in attesa di ricevere la concessione allo smercio in Europa non sono presenti né lo Sputnik V russo né il vaccino cinese. Eppure, sono in uso da mesi. Con quale garanzia?

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