L’ira di Giani su Speranza: «Ora l'Rt è a 1,2, saremmo da giallo». Ecco i dati (vecchi) che hanno portato alla zona rossa
Il provvedimento è stato preso dal governo in base ai numeri della settimana 2-8 novembre. Ma nel frattempo, secondo il presidente, la curva dei contagi era migliorata
FIRENZE. Succede quasi sempre. Nei picchi emozionali Eugenio Giani sfodera il fiorentino. «I dati stavano migliorando, dal 9 la curva era in graduale appiattimento, registravamo dati discendenti. Questo è il dato dell’indice Rt, guardate, ve lo fo’ vedere», alza un foglio bianco il governatore e lo schermo della diretta Facebook sgrana, sfuoca, perde nitidezza.
No, il presidente in video non perde il suo aplomb, mantiene la calma, ma con i suoi consiglieri poco dopo si sfoga. È furioso, perché la Toscana è passata da zona gialla a rossa in nemmeno una settimana, dallo scenario di rischio moderato a quello più alto «per un meccanismo sbagliato, assurdo, perché 3,7 milioni di toscani subiranno provvedimenti restrittivi per effetto di un monitoraggio dell’epidemia che prende in considerazione oggi, il 13 novembre, i dati relativi all’andamento della curva in regione registrati fra il 2 e l’8 novembre». Un assurdo.
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Lo ha appena detto anche nel live su Facebook, attivato con più di mezz’ora di ritardo. «Sono un uomo delle istituzioni, rispetto le decisioni del governo, ma stavolta non sono d’accordo», dice Giani. È arrabbiato, perché mentre i toscani attendevano lui, lui aspettava la telefonata ufficiale del ministro. «Speranza mi ha sempre detto che, prima di prendere qualsiasi decisione, mi avrebbe chiamato. Invece prima ho dovuto attendere che finisse il collegamento al Tg1».
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Si erano sentiti alle 16. «Eugenio sta per riunirsi il Cts per valutare il monitoraggio della Cabina di regia e dell’Istituto superiore di sanità, ma dai dati siete scivolati in zona rossa. Ti darò la conferma più tardi». Poi cominciano a uscire le agenzie, le indiscrezioni, le bozze del report e soprattutto la notizia che in serata il ministro della Salute firmerà l’ordinanza e la nuova stretta entrerà in vigore due giorni dopo, cioè domani, domenica 15. A far scivolare nello scenario di rischio più drammatico la Toscana è soprattutto l’Rt, l’indice di trasmissibilità del virus, quello che calcola quante persone può contagiare un infetto. Per le analisi dell’Iss è a 1,8, il più alto d’Italia, oltre la soglia di 1,5, in pieno scenario 4. Perfino la Valle d’Aosta è sotto a 1,74, Bolzano a 1,59, la Lombardia a 1,46. «Ma quale 1,8 - sbotta Giani - Noi in questo momento siamo a 1,2, saremmo in zona gialla».
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Il contact tracing, poi, a stare alle tabelle, è un altro dei punti deboli. Fino alla scorsa settimana la Toscana riusciva a completare solo il 39,9% delle indagini epidemiologiche sui contatti dei positivi, contava ancora 12.651 casi la cui catena di trasmissione non era nota. «Cosa?? - chiede Giani - Ma se siamo al 65%». Insomma, è questa sfasatura fra analisi e realtà ad aver gettato la Toscana in una chiusura quasi totale ancor prima di capire quali effetti abbia avuto la cura arancio sulla curva, entrata in vigore mercoledì, dopo le misurazioni che adesso sostanziano l’ordinanza del ministro.
«Gliel’ho detto: Roberto, quel meccanismo è sbagliato, cambiatelo, è in ritardo di una settimana sulla realtà della curva, applica misure restrittive a uno scenario non più veritiero. Da noi le scene che si vedono in altre regioni, come al Cardarelli a Napoli, non si sono viste. Potevamo farcela con il nostro modello, restando in arancio».
Anche a Speranza, come poi ai toscani, snocciola i dati. La curva in raffreddamento da quattro giorni, il calo lieve ma costante da tre o quattro giorni nel tasso di positività, il recupero nell’attività di tracciamento e soprattutto lo sforzo per recuperare e creare nuovi posti letto e assumere personale: 750 posti che saranno pronti di qui all’8 dicembre. Invece le misurazioni degli esperti raccontano di una beffa. Nei commenti ai post del presidente toscano si scatenano le protesta. «Eugenio ribellati!». Le opposizioni lo incalzano. Ai suoi confessa: «Io finora non mi ero nemmeno troppo occupato di conoscere nei dettagli il sistema di valutazione usato dalla Cabina di regia. Da giorni ricevevo segnali rassicuranti, anche da Roma». Invece nel pomeriggio la doccia gelata. «Ora vareremo aiuti alle categorie più colpite economicamente, ce la faremo». Perfino il dato sull’occupazione dei posti letto è sballato dal ritardo. Eppure è stato uno di quelli decisivi ed è l’unico aggiornato a giovedì. La Toscana è passata dal 29% al 48% di occupazione delle terapie intensive, ben sopra la soglia di rischio del 30%.
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Ma già ieri era al 42%. Anche se il dossier è chiaro: la probabilità che in un mese si verifichi una escalation e mandi in tilt il sistema è superiore al 50%. E la trasmissione del virus è talmente alta che sarebbe «ingestibile» decretando «zone rosse locali». Alcuni parametri non sono incoraggianti. Come quello sull’incidenza dei positivi sui testati. Il report riporta il 25,3%, salito di tre punti in una settimana. Oppure quello sui nuovi focolai: sono stati 257, tre in ospedale e tredici nelle Rsa, nei luoghi più a rischio, perché quelli in cui vivono le persone più fragili. —
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