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Lungo braccio di ferro sul dpcm: lite su palestre e scuole
I sindaci possono chiudere le zone, piazze o luoghi, a rischio assembramento. Al tavolo con Regioni e Comuni il confronto si è fatto a tratti aspro, su temi come scuola e trasporti
Non infliggere un nuovo colpo a un'economia in faticosa ripartenza ma insieme non rischiare, con misure troppo poco severe, di dover rincorrere una curva dei contagi in crescita esponenziale. E' il crinale su cui da quarantotto ore si muove Giuseppe Conte. È il dilemma che agita e divide il governo. Il dibattito si fa assai teso in due lunghissimi vertici del premier con i capi delegazione di maggioranza, venerdì notte e sabato pomeriggio. Al tavolo con Regioni e Comuni il confronto si fa a tratti aspro, su temi come scuola e trasporti. Il mondo dello sport è in agitazione, i commercianti sono sul piede di guerra, i sindacati chiedono più tutele. Lo spettro di una nuova stretta sembra anche oscurare la portata di una manovra, appena approvata, da 39 miliardi.
Nel governo la discussione si fa accesa, con un lungo braccio di ferro sulla chiusura delle palestre e sui doppi turni e la didattica a distanza per la scuola, nonché sul trasporto pubblico che per il M5s è il vero tallone d'Achille della strategia anti-Covid. Chi sposa, come Dario Franceschini e Roberto Speranza, la linea durissima, fa osservare che la priorità è evitare di ritrovarsi tra qualche settimana a misurarsi con dati che spingano sull'orlo del lockdown.
Chi sposa la battaglia dei ristoratori per non chiudere prima della mezzanotte o delle palestre per restare aperte, come M5s e Iv, vuole tenere, finché si può, l'asticella più bassa e affidarsi innanzitutto a protocolli e tracciamento. Alla fine le resistenze fanno sentire il loro peso, la linea durissima non sembra prevalere.
Conte cerca di non tradire la sua linea della guardia alta, ma con prudenza: "Solo misure proporzionate". Sa che va misurata non solo la tenuta economica, ma anche la tenuta sociale del Paese (si vedano le proteste delle mamme a Napoli, dopo la chiusura delle scuole in Campania). Ai vertici di giovedì e venerdì notte con i capi delegazione ha voluto la presenza del ministro Roberto Gualtieri. Per dare fiato ai cittadini si è deciso di prorogare fino a fine anno non solo la cassa integrazione, ma anche il blocco delle cartelle. Oltre a creare un fondo per dare ristoro ai settori più colpiti. Non basta, incalzano Italia viva, il Pd, i sindaci: servono i 37 miliardi del Mes, perché i dati economici positivi delle ultime settimane sono un capitale che non va disperso ma sostenuto, e quindi quei soldi vanno chiesti al più presto, che il M5s voglia o no.
Le tensioni nelle ore che precedono il varo del nuovo dpcm si concentrano però soprattutto sulle misure anti contagio. Sulla movida, scartato il "coprifuoco" osteggiato da Conte, la mediazione sembra cadere sulla conferma della chiusura dei ristoranti alle 24 - come chiesto dalle Regioni - ma con una stretta al consumo di alcol in piedi fuori dai locali dalle 18. I sindaci possono disporre la chiusura al pubblico, dopo le 21, di piazze o centri urbani dove si possono creare assembramenti.
Fino all'ultimo invece si litiga sull'ipotesi di "sacrificare" lo sport e chiudere le palestre, oltre a bloccare gli sport di contatto dilettantistici: è per questa linea il ministro Speranza ma si oppone il titolare dello Sport Vincenzo Spadafora, che - trovando sponda nelle Regioni - sostiene che basti il rispetto dei protocolli faticosamente adottati dagli esercenti e che la chiusura sia eccessiva. Anche la discussione sulla scuola si fa di fuoco. Il primo round si registra al mattino quando, al tavolo convocato da Francesco Boccia per trovare una linea comune con gli enti locali, la lite si accende tra la ministra Azzolina e il presidente dell'Anci Antonio Decaro. Governatori e sindaci chiedono linee uniformi nazionali su orari scaglionati e didattica a distanza: Azzolina, criticata anche per aver lasciato il tavolo in anticipo non appena esaurito il tema scuola, concede l'apertura di un confronto sugli orari con i presidi. Ma, secondo Decaro, richiederebbe troppo tempo. E' sulla scuola, non sui trasporti, che va spostata l'attenzione, è la linea M5s: sulla scuola Azzolina ha fatto il possibile, da mesi, ora è la ministra Dem Paola De Micheli a dover garantire risorse e strumenti per evitare affollamenti sui bus e i treni. La ministra della Scuola lo dice anche in una lunga riunione di Conte con i capi delegazione, nel pomeriggio, a Palazzo Chigi. Azzolina si oppone alla proposta di Franceschini di fare doppi turni mattina/pomeriggio alle superiori e la discussione si anima.
La ministra non si smuove: si agisca sul tpl, ribatte. Una complicata mediazione per Conte.
Nella consapevolezza che è solo un altro passaggio. Il nuovo dpcm, il secondo in una settimana, dovrà fare i conti con i contagi in crescita, oltre 11mila: il sistema sanitario e le terapie intensive, nonostante qualche ritardo delle Regioni, sono stati rafforzati - è il ragionamento del governo - e non siamo nella situazione non è quella di alto. Ma la guardia va tenuta alta.
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