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Toscana

LA PREVENZIONE

Da lunedì parte in Toscana la campagna antinfluenzale

Samuele Bartolini
Da lunedì parte in Toscana la campagna antinfluenzale

Un milione e mezzo di vaccini disponibili, 592mila in più rispetto all’anno scorso. Ci vorrebbe un’adesione del 70%, interessati soprattutto gli over 65

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FIRENZE. Lunedì 5 ottobre. È l'inizio della campagna vaccinale anti-influenza della Regione. Il 2020 è l'anno del Covid. Comincia un mese prima rispetto al 2019. Una febbriciattola, uno starnuto di troppo, un po' di mal di testa. Influenza o Covid: i sintomi sono gli stessi. Allora per non ingolfare i pronto soccorso e curare la malattia giusta, meglio non confonderli. Così la Regione anticipa la campagna anti-influenzale. Quando uno ha fatto il vaccino, è quasi sicuro che il raffreddore è sintomo di Covid.

Quest'anno le dosi sono 1.462.000: 592.000 in più rispetto all'anno scorso. Costo: poco più di 7,6 milioni di euro. Dice il capo del dipartimento regionale della sanità in Regione Carlo Tomassini: «Ci rivolgiamo prima alle persone sopra i 65 anni, alle persone a rischio tra i 6 e i 64 anni, al personale sanitario, a chi svolge i servizi essenziali, alle residenze per anziani, alle donne in gravidanza e le categorie ministeriali». L'adesione alla campagna vaccinale è volontaria e gratuita. L'anno scorso ha aderito il 56% degli “aventi diritto”. Quest'anno, visti i tempi di pandemia, dovrebbero salire al 70%. A quel punto rimangono a disposizione poco più di 438.000 dosi che la Regione utilizzerà per vaccinare le persone tra i 60 e i 64 anni, i bambini dai 6 mesi ai 6 anni e gli studenti. Sempre gratis.

Intanto arrivano 10.000 richieste al giornodi tamponi. Anche più. La paura è tanta. La seconda ondata Covid potrebbe essere dietro l'angolo. E i dipartimenti prevenzione delle Asl Centro, Nord Ovest e Sud Est temono di essere travolti. Ieri la Asl Centro ha ricevuto 1.800 richieste da medici pediatri e medici di famiglia, di cui 1.260 dai pediatri. La Asl Nord Ovest segnala una media di 1.300 richieste al giorno. L'altro ieri la Sud Est ne ha avute 753: 291 dai medici di famiglia e 462 dai pediatri, entrambe in forte aumento. «Ma noi al momento siamo in grado di fare 2.000 tamponi al giorno. Con la crescita delle richieste rischiamo di non reggere il passo», dice il direttore del dipartimento di prevenzione della Asl Centro Renzo Berti. Per Berti occorre lavorare su tre fronti: «Laboratori aperti 24 su 24 per fare i tamponi, razionalizzare le domande, test rapidi».

Primo fronte: laboratori sempre aperti. Alcuni lavorano già h24, altri no. Motivo: mancano i tecnici di laboratorio. Le Asl li chiamano dalla graduatoria ma si rifiutano. Secondo fronte: razionalizzare le domande. Dice Berti: «Non è possibile che un raffreddore faccia partire subito la richiesta del tampone». E il direttore del dipartimento prevenzione Asl Centro tira fuori un dato: «Oggi solo l'1,6% dei tamponi risulta positivo. Si spara un sacco di colpi a vuoto». Ma se non li fai, non lo sai. La Regione ragiona su come “non abboccare” a ogni allerta.

Terzo fronte: test rapidi. Ci sono il salivare e il naso-faringeo. Sono molto più veloci del tampone molecolare: rintracciano l'Rna del virus e danno una risposta in un'ora. La Regione si è appena garantita la fornitura da 80mila test rapidi al mese (costo 1,2 milioni di euro). Entro martedì li comincerà a usare nelle scuole. Ma per processarli ci vuole un apposito macchinario. Ieri l'altro sono arrivati i primi due, sabato ne arrivano altri due, gli ultimi due tra 20 giorni. Con un problema: segnalano “solo” la possibile presenza del virus, per “beccarlo” davvero ci vuole il tampone molecolare. Infine parte oggi il piano zero code. C'è un caso sospetto a scuola. La famiglia si rivolge al pediatra o alla Asl, riceve un ricetta dematerializzata, prenota il test attraverso il portale regionale. A quel punto fissa l'appuntamento al massimo per il giorno dopo. —
 

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