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Il maltempo e la truffa del destino

Fabrizio Brancoli
Il maltempo e la truffa del destino

L’Italia è una repubblica fondata sul cemento e sull’insicurezza: la difesa del suolo è relegata allo status di una velleità di retroguardia

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Venerdì pomeriggio Romina guidava in via Veneto a Rosignano: un pino scardinato dalla tromba d’aria è precipitato sulla sua auto, distruggendo tutta la parte anteriore. Una scheggia del tronco, trasformata in un proiettile mortale, è finita nel parafango dietro, risparmiando la giovane. Approssimativamente alla stessa ora Monica era seduta al tavolo di una gelateria lungo l’asse più lungo della Pineta di Ponente, a Viareggio: un altro albero maltrattato dal vento è caduto, abbattendosi contro il locale e ferendo la donna.

Persone sopravvissute, ma sfiorate dalla morte, come altre, a molti chilometri di distanza e a poche ore di tempo. Ma a breve dimenticheremo le loro storie, diluite nei prossimi drammi. Come dobbiamo chiamarle, queste persone: miracolate? È un termine che non mi piace perché i miracoli si festeggiano, mentre queste situazioni, invece, dovrebbero semplicemente far riflettere e, soprattutto, far agire. E oltre a questi superstiti ci sono altri feriti, in condizioni molto gravi.

L’ultimo attacco del maltempo in Toscana è raccontato come devastante da chi l’ha vissuto. Non c’è una contabilità tragica solo per una serie di coincidenze, un allineamento di pianeti e satelliti che, se saremo superficiali, causerà più sollievo che consapevolezza. È una truffa del destino: siamo abituati a contare i morti, mentre dovremmo contare soprattutto i pericoli mortali. A Viareggio, per dire, residenti e commercianti spiegano che loro, il rischio di quegli alberi, l’avevano sistematicamente segnalato.

A prescindere da questi casi specifici, l’Italia è una repubblica fondata sul cemento e sull’insicurezza; la difesa del suolo è relegata allo status di una velleità di retroguardia; invece dovrebbe essere una priorità assoluta nella quale spendere denaro, lavoro e intelligenze.

Sembra che per intervenire, pianificare e risolvere ci sia bisogno di un budget minimo di lutti. Ma così siamo sconfitti due volte: nell’umanità e nell’efficienza.

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