Giani festeggia con Zinga e Renzi: «Un assessorato anche alla Sinistra»
Firenze, il neo governatore al Mandela con gli ex “nemici”. Il segretario: «Eugenio? Mai dubitato che potesse perdere»
FIRENZE. Alla fine dice che il suo governo «non sarà fiorentinocentrico» e la sua Toscana «mai a due o tre velocità», ma una e indissolubile. Che la sua «vittoria è la vittoria della democrazia» e non quella dei sondaggi. E che ci sono già due punti fermi nella geografia di governo di Eugenio Giani (sì, ormai è una deriva, da quando il Giani è il Giani, a volte usa la terza persona). Uno è Monia Monni, la pasionaria della Piana fiorentina che dovrà vedersela per la vicepresidenza con Alessandra Nardini. La pisana, campionessa di preferenze, arriva e si incolla a Zinga. Che ci gigioneggia e l’abbraccia. Della serie: lei è la “mia” opzione per la giunta. Un’altra certezza del neo governatore è un assessorato per Sinistra civica ecologista. «Non ce l'ha fatta a entrare in Consiglio per poche centinaia di voti ma in giunta ci dovranno essere perché ho sentito fortissimo il loro valore», dice Giani. La designata naturale sarebbe Serena Spinelli.
Insomma, il Giani si fa concreto. E pensare che l’ingresso al Mandela Forum in effetti era parso un po’ sopra le righe, ecco. Ché il Giani, questo galantuomo così serafico, il lessico classicheggiante a volte condito di fiorentinismi e aneddoti che nemmeno il Guicciardini, non ce lo vedi ad entrare in un palasport sulle note di Bruce Springsteen. Ma lo storytelling della festa del presidente è un po’ quello: lui al centro su un “ring” dove far salire artefici e gregari della vittoria. Ci sono, manco a dirlo, Zingaretti e Renzi. I due si abbracciano, ma poi, a due sedie l’uno dall’altro, sembrano a distanze siderali. «Con Matteo, ovvio, dopo la scissione c'è stato un momento difficile; ora c'è un rapporto basato sul confronto e sulla schiettezza», sguscia Zinga. Giani inizia, chiama Paolo Hendel, in platea si ride, un po’, meno nelle prime file. L’ex premier rignanese non avrebbe gradito l’intervista rilasciata al Foglio dal governatore. «Io turbo renziano? Quella stagione è finita».
Ecco, Giani prova a rattoppare, fa salire Nardella, ringrazia i fiorentini da cui è arrivato il bottino più grande dei voti, e si lancia in un lungo racconto sugli anni da assessore e «quelli in cui Matteo era sindaco, e Firenze centro del mondo». Matteo ritrova il sorriso, ma il pubblico applaude tiepidino. Non si scalda troppo neppure quando sul monitor compare Dolcenera mentre intona Imagine di Lennon per sbertucciare la Ceccardi. Il pubblico si alza in una standing ovation però per Enrico Rossi. «Noi si prova un sentimento forte per Enrico, perché ci ha salvati dal Covid», dice una militante mentre il governatore uscente si commuove sul palco. Il popolo del Mandela si scalda pure quando il governatore ringrazia il capo del Nazareno.
Insomma, con chiunque non sia un amicone dell’ex premier. «Nicola è un grande segretario - dice Giani - io non l’ho votato al congresso ma è come se l’avessi fatto. Basta mettere in dubbio la sua segreteria». «È un uomo che unisce, con un grandissimo rigore etico e una conoscenza per la Toscana che non ha eguali - dice Zingaretti - Io non ho condiviso lo scetticismo e la drammatizzazione e le chiacchiere sulla contendibilità. Lui era la persona giusta per conquistare il consenso». E alla fine Giani chiude con moglie, figli e lo staff. La foto di gruppo è per loro. Perché «La storia siamo noi», risuona De Gregori al Mandela.
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