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Isolati in casa in una città senza ospedale: non possono eleggere il sindaco
Amministrative: voto domiciliare solo dove ci sono reparti per pazienti positivi. Lo scopre la candidata di Viareggio, che farà ricorso
VIAREGGIO. Il caso esplode a Viareggio. Anche se il problema riguarda pure Cascina, Follonica e tutti gli altri “piccoli Comuni” dove si deve eleggere il nuovo sindaco. In mattinata la candidata al consiglio comunale Silvia Cirri, in isolamento volontario da Covid-19, si vede recapitare le schede elettorali. C’è quella del referendum, c’è quella per le regionali.
Manca quella azzurro scuro per l’elezione del sindaco. “Nessun errore” le dice l’Usca, l’Unità speciale ingaggiata dall’Asl per garantire il voto a domicilio a chi è in quarantena. «Lei non può votare per le comunali». Quindi neppure può votare per se stessa. Perché Viareggio non è sede di ospedale. E non ha un reparto Covid.
Ora detto così suona un po’ strano. Ma è la legge «nazionale» (bellezza) si affrettano a rispondere tutti. Come se questa risposta bastasse a spiegare perché un cittadino residente ad Arezzo in isolamento da Covid può votare per il consiglio comunale e chi è residente a Viareggio, Cascina, Follonica - dove si assiste al ballottaggio più lungo del mondo (un anno e mezzo dopo il primo turno) - invece no. Come se l’articolo 3 della Costituzione - “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” - si fosse fermato sulla soglia di qualche ospedale Covid.
La norma alla quale la burocrazia si appella per giustificare il voto domiciliare limitato è il decreto legge 103 del 14 agosto 2020. Che, a dire il vero esordisce assai bene. Prima fa riferimento alla «straordinaria necessità di assicurare, per il 2020, il pieno esercizio del diritto al voto, anche con riferimento agli elettori positivi a Covid-19, collocati in quarantena ospedaliera o domiciliare, e di tutti coloro che si trovano in isolamento fiduciario». Poi subito dopo cita l’articolo 48 della Costituzione: «Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge». Però, poi, con riferimenti a leggi del 1957, del 1960 e a una più “recente” del 1976, il ministero dell’Interno sostiene che il voto alle amministrative sia concesso solo a quegli elettori residenti nei Comuni sedi di ospedali. Quale sia la “ratio” (il fondamento giuridico) alla base di questa decisione, però, non è chiaro a nessuno. Quali possano essere gli effetti, invece, sì.
Prendiamo ad esempio Follonica dove si arriva a un ballottaggio in condizioni estreme. Qui il Comune è commissariato da dicembre. I due sfidanti Massimo Di Giacinto (centrodestra) e Andrea Benini (centrosinistra) si fronteggiano perché la volta scorsa il secondo turno era stato evitato per 1 voto. Benini aveva vinto, Di Giacinto aveva richiesto il conteggio e quindi tutto bloccato. Ora si torna a votare: 3 su 5 sono gli elettori in isolamento che non possono esprimersi sul sindaco. Un po’ a rischio, no?
Viareggio non è meno a rischio. Qui ci sono almeno 12 elettori impediti nell’esercizio di voto (quello per il sindaco). Fra questi, c’è una candidata al consiglio comunale. Che, in base al risultato, non esiterà a ricorrere.
L’ufficio elettorale della Regione è consapevole di questi problemi che riguardano, almeno sulla carta (e in punta di diritto) anche i piccoli comuni dove si vota, da Villafranca Lunigiana a Sillano Giuncugnano in Garfagnana, fino a Orciano Pisano o Uzzano (Pistoia). «In effetti esiste un buco nel decreto legge nazionale» di agosto, conferma no dall’ufficio elettorale regionale. «Ma noi non potevamo farci nulla. Potevamo solo organizzare il voto domiciliare al meglio sulla base delle indicazioni del Viminale e di quanto prevede la normativa nazionale. E la Toscana risulta la Regione con la più alta richiesta di voto domiciliare». Ieri alle 18 erano 695 le persone che avevano fatto richiesto di voto domiciliare.
Ma in Toscana solo i cittadini di Arezzo hanno potuto votare (oltre che per il referendum e le regionali) anche per rinnovare il consiglio comunale. Infatti dei Comuni al voto, Arezzo è l’unica città sede di ospedale. «E qui - dice l’ufficio elettorale regionale - in effetti la domanda di voto domiciliare è particolarmente forte. Comunque, dagli altri Comuni dove si deve eleggere il sindaco al momento non abbiamo ricevuto proteste per il mancato esercizio del voto. L’unico caso è quello di Viareggio». Se poi ce ne saranno altri, comunque, c’è sempre la possibilità di rivolgersi a un giudice. —
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