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Cresce l’affluenza, il Pd spera di tenere. Lega e centrodestra sognano il sorpasso

Mario Neri
Cresce l’affluenza, il Pd spera di tenere. Lega e centrodestra sognano il sorpasso

Analisti scatenati sulle possibili letture dei dati sui votanti. La certezza: il Covid ha rallentato il voto meno del previsto

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FIRENZE. Per gli strateghi di Eugenio Giani è il segno di un tenuta, anzi di un risveglio, di un popolo che si è mobilitato di fronte alla minaccia di un’onda populista. Una reazione nelle città, nelle enclave, soprattutto nel capoluogo, Firenze, per scongiurare il grande urto. Per quelli di Susanna Ceccardi è invece l’indizio di un vento che si è alzato anche nelle roccaforti tradizionali del Pd e della sinistra, spinto dalla crisi Covid e dalla rabbia di nuovi forgotten, nuovi dimenticati, alimentato dal risentimento cresciuto soprattutto nelle città d’arte, i centri storici e le aree metropolitane, i motori economici della regione dove la “ditta” si sentiva al sicuro e invece adesso si scoprirebbe fragile, perché tutta quella bellezza da mesi soffre la mancanza di turisti, dunque di lavoro.

Entrambe letture plausibili. Difficile attribuire una direzione alla partecipazione in una tornata così combattuta. Ma sembra che queste elezioni regionali segnino un cambio di rotta rispetto alla parabola della disaffezione seguita in Toscana in 50 anni di esistenza dell’ente (negli ultimi 15 anni si è passati dal 71,4% del 2005 al 48,28% del 2015).

Ecco, alle 19 di ieri sera era andato al voto il 36,29% dei votanti, circa 1 milione sui 2,9 milioni di elettori in regione, quasi un punto in più rispetto al 35,48% che alla stessa ora aveva espresso la propria scelta ai seggi nel 2015. Non una cosa da poco per gli analisti. «Se si considera che si tratta di un voto al tempo del Covid, in cui la paura di andare al seggio potrebbe aver inciso, e che i seggi resteranno aperti anche domani (oggi, ndr), potremmo assistere a un’inversione di tendenza e chiudere con un’affluenza al 55%», dicevano ieri sera dagli uffici elettorali della Regione. Tradotto: quasi 7 punti del 48,28% con cui si chiuse l’affluenza cinque anni fa. Significherebbe che, rispetto all’anno del Rossi bis, a urne chiuse saranno andati a votare 200 mila elettori in più. Sarebbe stata solo uno spauracchio anche la paventata fuga degli anziani dai seggi per paura del virus.

Un impatto sulla “voglia” di urne potrebbe averlo avuto anche il referendum? Può darsi, ma ieri nei partiti, in assenza di exit poll ufficiali, è scattata una corsa ad interpretare i numeri sull’affluenza in chiave elettorale, come un primo sintomo di una tendenza politica. Dati che - filtra dal quartier generale dem - fanno sperare Giani. Il candidato del centrosinistra per vincere deve tenere nel centro della Toscana, in particolare nei 4 collegi fiorentini ( dove nel 2015 arrivarono 200 mila dei 656 mila voti che consentirono a Rossi di riconquistare la regione) e poi riacciuffare elettori a Pistoia, Pisa e Livorno. Dall’area metropolitana di Firenze è arrivato il grosso del consenso che alle Europee del 2019 ha consentito al Pd di non sprofondare sotto la Lega in Toscana. Così ai democrats i dati son sembrati incoraggianti fin dalla prima rilevazione di mezzogiorno: Firenze al 17%. Sembrano proprio le città-fortino, finora, a trainare l’affluenza: in provincia di Firenze alle 19 era andato a voltare il 39,74%, a Firenze città il 40,4%; in provincia di Siena al 36,2%, a Siena il 39%; in provincia di Prato il 39,69%, in città il 40,54%. Più bassa in quasi tutte le province della costa, dove il centrodestra alle ultime Europee ha costruito il sorpasso. Sì perché va ricordato: un anno fa, sebbene il Pd sia rimasto primo partito, il centrodestra è risultato avanti di 72 mila voti, 42,2% contro il 41,4%. E proprio espugnando le aree interne e le province costiere. Ieri, appunto, quelle con l’affluenza più bassa: Massa Carrara al 30,98%, Lucca al 32,97%, Livorno al 32,87% (ma Livorno città al 33,94%), Grosseto al 33,68%. Poi Arezzo, dove si votava anche per le comunali, al 35,6%, Pistoia al 35,77% e Pisa al 37,7%. Ecco, chi sta conquistando Pisa? Alle Regionali di cinque anni fa la provincia portò in dote a Rossi 69 mila voti, alle Europee ha cambiato di segno. E la città della Torre è stato lo scalpo storico costruito da Ceccardi & boys nel 2018. La domanda è: e se invece anche Firenze, l’ultima trincea, la grande area metropolitana progredita e piena di élite che finora ha votato il partito delle Ztl, avesse cambiato verso? —
 

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