Nozze combinate tra la figlia 15enne e 50enne: denunciato
Versilia, il padre pakistano allontanato dalla casa familiare La ragazza e la madre si ribellano al matrimonio forzato
Lei ha detto no. Lui ha alzato il coltello su di lei, sua figlia, 15 anni appena. Colpevole di non voler sposare il 50enne scelto dal padre come sposo. Tra il no della ragazzina - che vive in Versilia - ed il coltello brandito dall’uomo si è messa un’altra donna: la madre della 15enne e della sorellina.
Tre donne di nazionalità pakistana, chiuse in casa con un padre e marito che tutto decide. Tanto che - così ha scoperto il commissariato diretto da Marco Mariconda - le due ragazze sono sconosciute al sistema scolastico italiano. Nonostante l’assoluta regolarità della famiglia nel nostro Paese.
La telefonata che chiede aiuto arriva al 113: la voce di una giovane donna parla inglese. È la stessa figlia vessata dell’uomo, un 45enne pakistano. In casa si è scatenato in finimondo. Quando gli agenti entrano nell’abitazione - così riassume la nota diffusa dalla polizia - l’appartamento è a soqquadro, «con suppellettili rotte e stoviglie disseminate sul pavimento, tra cui due grossi coltelli da cucina con tracce ematiche». Il sangue è quello della madre, intervenuta in difesa della figlia minore: ha riportato una ferita da taglio alla mano destra e ha avuto bisogno di cure mediche al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, da dove è stata dimessa con una prognosi di 7 giorni.
I poliziotti intervenuti hanno subito capito i retroscena della violentissima lite scoppiata in famiglia. Dalla ricostruzione dei fatti - spiega la nota del commissariato - «è emerso che il padre aveva, da sempre, un atteggiamento tirannico e violento nei confronti di tutte la famiglia. Ma che la situazione era precipitata quando l’uomo aveva, autonomamente, deciso di combinare un matrimonio tra la figlia quindicenne e un uomo pakistano di 50 anni. Matrimonio che avrebbe dovuto celebrarsi nel Paese d’origine, ma che la figlia rifiutava, non avendo mai conosciuto il futuro consorte, e non volendo tornare in Pakistan». La tenacia della ragazza nel non sottomettersi ai voleri paterni ha dato anche alla madre il coraggio di reagire e difendere la figlia. Al punto di mettersi tra lei ed il coltello impugnato dal marito per “convincere” la quindicenne con le maniere forti.
La Procura di Lucca (sostituti Procuratore Enrico Corucci) ha disposto l’allontanamento da casa per l’uomo, per il quale scatta anche la denuncia per lesioni. Le figlie sono già state ascoltate dagli inquirenti, con tutte le cautele di legge per questo tipo di situazioni, così come è stato sentito il loro padre. Del tutto stupito della ribellione delle donne di casa e delle contestazioni che gli sono state mosse per avere deciso di continuare una “tradizione” del suo Paese d’origine. Tradizione che ha portato, di recente, all’uccisione di giovani donne, in Italia come in Pakistan, che si ribellavano ai matrimoni combinati con uomini più grandi, mai conosciuti e del tutto non voluti.
Nel caso trattato dalla polizia, fondamentale sono stati l’intuito del personale delle Volanti che si è trovata ad intervenire, e l’applicazione del Codice rosso, la legge 2019/69, “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”. Ma la formazione degli operatori di polizia ha fatto sì che, una volta arrivati all’abitazione in cui un padre impugnava un coltello contro la figlia, abbiamo subito applicato il “Protocollo Eva” per la tutela delle vittime vulnerabili, cristallizzando la scena del crimine e coordinandosi con il pm di Lucca. Il protocollo Eva è un protocollo “operativo” per il primo intervento degli operatori di polizia nei casi di violenza di genere (maltrattamenti in famiglia, stalking, abusi, liti familiari): è una procedura per la quale gli operatori della polizia di Stato vengono appositamente formati e che porta a inserire in uno speciale data base tutti i casi di violenza, anche quelli che non sfociano in una denuncia. —
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