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Toscana

Il proprietario sconcertato: «È una tragedia troppo grande»

P.B.
Il proprietario sconcertato: «È una tragedia troppo grande»

L’installazione si trova in un’area recintata e con l’accesso vietato  La coppia è entrata nel giardino scavalcando la siepe per fare la foto  

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L’indagine

L’ipotesi di reato è di omicidio colposo e stamani il magistrato titolare dell’indagine, Giovanni Porpora, riceverà l’informativa dei carabinieri sull’incidente mortale nel giardino del Bagno Imperiale.

Nel momento in cui la Procura disporrà l’autopsia sul corpo di Eleonora Parisi sarà valutata l’iscrizione sul registro degli indagati del legale rappresentante della società che gestisce anche l’area in cui si è consumata la tragedia.

Gianni Annibali, presidente della Giba Srl, è lo storico titolare del Bagno Imperiale e degli spazi che ne anticipano lo stabilimento venendo da piazza Belvedere. L’avviso di garanzia avrebbe la funzione di permettergli di nominare un avvocato e un consulente ( medico legale) in occasione dell’esame autoptico.

«Siamo sconcertati, è una tragedia troppo grande» si limita a rispondere al Tirreno Annibali, seduto a pochi metri dalle riproduzioni delle colonne romane teatro dell’episodio.

Se la dinamica dell’incidente è chiara, e la testimonianza del fidanzato viene ritenuta plausibile dai carabinieri, la partita si sposta sulla eventuale responsabilità di chi gestisce quelle aree in concessione demaniale.

Il giardino non è attrezzato per ospitare gente, neanche di passaggio. E non ci sono accessi aperti al pubblico. Un cartello specifica che la proprietà è privata con un divieto di entrata ribadito anche a penna. Il rettangolo di plastica è appoggiato su un vaso di fiori. Quello spostato dai volontari e dal medico per accedere nell’area per un soccorso ormai inutile.

La coppia è entrata nel giardino scavalcando la siepe.

Nulla di drammatico se poi Eleonora non avesse chiesto il compagno a scattarle una foto sotto una delle due travi collegate alle tre colonne. E anche qui non ci sarebbe stato nulla di male. Al massimo il personale dello stabilimento li avrebbe invitati a uscire dall’area.

Lo scarto tra una presenza innocua, e non fatale, e la tragedia si è compiuto quando la 43enne torinese con un piccolo salto si è appesa a una delle due travi e in un attimo è stata travolta senza possibilità di tentare una reazione.

Le lesioni su volto e petto sono sufficienti per chiarire le cause di una morte che l’autopsia classificherà nei termini scientifici. Un misto di fatalità e azzardo che alla fine è costato la vita a una turista arrivata da Settimo Torinese per farsi una foto ricordo di quella che fu una delle discoteche della sua gioventù. —





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