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«Le sardine in Toscana? Presenti Con la Lega rancore e cemento»
Il leader nazionale Mattia Santori: «Non sosteniamo Giani ma singoli candidati come Melio Bene alcuni punti del programma del centrosinistra, l’ultimo Bonaccini ci lascia dubbiosi»
L’INTERVISTA
Stanno con Iacopo Melio «perché è dalla parte delle persone fragili», con la Toscana della sanità pubblica e con chi osteggia la nuova pista dell’aeroporto di Firenze. Le sardine - dice il loro leader Mattia Santori - non sono né morte né assopite «perché la nostra vitalità non si misura dai passaggi sui media». Navigano nel mare della contestazione del centrodestra più che in quello dell’affiliazione al centrosinistra. Al quale si sentono vicine. Ma come un grillo parlante.
Santori, perché si è affievolito il movimento delle sardine in Toscana? Colpa solo del Covid-19?
«Sicuramente il Covid ha contribuito ad allontanare i cittadini dalle piazze ma non a spegnere gli entusiasmi. È un distanziamento fisico non sociale. Le sardine in Toscana durante il periodo più duro del Covid hanno operato quotidianamente per la cittadinanza, dalle raccolte fondi per la protezione civile alla preparazione di pasti per i senzatetto. Ora siamo pronti per ripartire a pieno organico in tutta la regione. Intanto oggi siamo in piazza a Pisa con il flash mob “tutti giù per terra”, in contestazione alle ordinanze liberticide del Comune e il 12 settembre saremo a Cascina in piazza Nenni per chiudere la campagna elettorale».
Perché alle regionali non c’è stato un sostegno netto al candidato del centrosinistra (Eugenio Giani) o almeno alla coalizione? Non vi rappresenta?
«Non c’è stato un sostegno netto perché le Sardine non sostengono candidati alle elezioni. Questo non toglie che esista un programma di coalizione che è interessante, che possa stimolare un dibattito costruttivo e portato avanti da candidature valide come quella di Iacopo Melio, rappresentativo di una battaglia per noi fondamentale: l’inclusione delle categorie più fragili. Ci sono altri candidati che con coraggio stanno portando avanti anche la battaglia in difesa del territorio e della sostenibilità ambientale contro la costruzione della pista dell’aeroporto di Peretola. Siamo per una Toscana inclusiva e sostenibile».
Eppure in Emilia Romagna avete manifestato per Stefano Bonaccini, riconfermato governatore per il Pd.
«In Emilia Romagna non siamo scesi in piazza per appoggiare pubblicamente Bonaccini, ma perchè migliaia di persone percepivano che ci fosse uno scollamento tra politica e società. Quindi siamo scesi in piazza per ritornare a parlare e fare politica non propaganda. Era chiaro che la sfida era tra la Borgonzoni (centrodestra) e Bonaccini e di certo non potevamo sostenere la prima; ma molte delle ultime dichiarazioni di Bonaccini ci lasciano un po’ dubbiosi. Le Sardine non sono affiliate né succursali di alcun partito: sono un grido di allarme per l'attuale politica, vanno a colmare quel vuoto che da più di 30 anni ha condotto la politica e la maggior parte della sua classe dirigente a chiudersi in se stessa e dimenticare la voce del popolo».
Quale candidato o coalizione vi rappresenta meno?
«La coalizione e le liste a sostegno di Susanna Ceccardi (Lega). Una coalizione rappresentativa di sentimenti che non appartengono alla tradizione della Toscana, regione da sempre impegnata nell’accoglienza, nel primato della cultura e dell’eccellenza accademica come motore di sviluppo e attrazione per il mondo, e nella sanità, con due modelli che si contrappongono: il modello pubblico e universalistico toscano e il modello lombardo basato su tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni e abbandono della medicina territoriale. La Toscana di Susanna Ceccardi non valorizza lo straordinario di questa regione, ma un modello frutto di propaganda. Ceccardi è quella che, da sindaca, diceva: “Io gli omosessuali non li sposo” o “Penso che le manifestazioni contro la violenza sulle donne servano a poco, alle vittime di violenza insegnate prima di tutto a non fare le prede”».
Quando scendete in piazza in Toscana, che cosa chiedete per questa regione?
«Chiediamo, per esempio, più attenzione verso le categorie più fragili, specialmente in questo periodi di crisi. Ripartire dal diritto alla casa e al lavoro: abbiamo proposto un censimento del patrimonio pubblico abbandonato, come le caserme, affinché possano essere riqualificate dalla Regione e destinate a chi oggi non può permettersi i costi di un affitto. Ma non bastano misure di accompagnamento a una vita dignitosa. Bisogna ripartire dal lavoro, affinché si favorisca una piena occupazione, garantendo in primo luogo la qualità e la dignità del lavoro. Ripartiamo dai giovani e dalle loro idee, stimoliamoli e incrementiamo la realizzazione di progetti e bandi che accrescano il valore culturale della Toscana».
Accettate l’ipotesi che in Toscana possa vincere la Lega e il centrodestra?
«No! Non ce lo auguriamo per le nuove generazioni, per noi, per la bellezza che può essere questa regione. Dove amministra la Lega crescono solo il cemento e il rancore».
Il movimento è già in crisi? O si è spostato dalla contestazione politica ad altro?
«O siamo “morti” o siamo in crisi per i media. Non siamo in crisi, ma al massimo è la politica a non aver ancora esaurito la nostra domanda di cambiamento che vive ancora nelle nostre piazze e nelle coscienze delle persone. Il tour elettorale “Meno selfie Più Politica”, nonostante le restrizioni dovute al covid, ha dimostrato che esistono sardine virtuose, spesso lontane dai riflettori, che aspettano un’offerta politica più dignitosa e all’altezza dei propri desideri per partecipare e prendere la parola». —
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