Il presidio
Massimo Sestini aggredito: «Rispetto per il nostro lavoro». Due ultras viola denunciati
Firenze, il famoso fotoreporter racconta l'episodio: «Ero in centro di notte per un lavoro, quando ho visto che sul ponte di Santa Trinita stava per accadere qualcosa...»
FIRENZE. «Stavo solo facendo una foto, in una strada pubblica. Facevo solo il mio mestiere»: il giorno dopo l’aggressione Massimo Sestini, uno dei più grandi fotoreporter italiani, è ancora amareggiato.
Mercoledì sera è stato aggredito da alcuni ultras della Fiorentina che, sul ponte di Santa Trinita, festeggiavano il compleanno della Fiorentina. Ieri due di loro sono, 29 e 26 anni, sono stati identificati e denunciati per violenza privata e danneggiamento in concorso, oltre a quella per manifestazione non autorizzata.
«Ero in centro di notte per un lavoro – racconta Sestini – quando ho visto che sul ponte di Santa Trinita stava per accadere qualcosa. Ho lasciato la Vespa in mezzo alla strada e sono sceso con il cellulare in mano, lasciando le macchine fotografiche sotto alla sella. C’erano trenta ragazzi con le spalle al Ponte Vecchio: avevano di fatto isolato il ponte con delle sentinelle per poter aprire uno striscione e accendere dei fumogeni. Inizio a fare le foto e uno mi si avvicina dicendo “vai via subito da qui”. Forse volevano farsi una foto da soli, molti hanno il Daspo, in modo da non essere riconoscibili. Gli dico “sono qui solo per fare il mio lavoro” e gli dico “sono un giornalista”. L’avessi mai detto: “Te la foto la prendi dal nostro gruppo Facebook (Fuori dal coro, ndr)” mi urla. Poi mi strappa il telefono dalle mani, lo getta a terra e gli dà una pedata. Un altro, poco più in là, lo calpesta e lo spacca. Mi sono infuriato, ma gli altri si stavano avvicinando, dicendo che ero un invasore. Così ho fatto due foto al volo e sono corso in una gelateria per chiamare il 113. Per fortuna sono venute subito due volanti, che mi hanno convinto ad aspettare il giorno dopo, senza inseguire il gruppo che, intanto, si era spostato in Santo Spirito: “Non rischiamo di fare come a Carrara”, mi hanno detto. Avevano ragione».
Dell’accaduto c’erano tutte le riprese delle telecamere, che hanno “catturato” ogni istante dell’accensione dei fumogeni e dell’aggressione a Sestini. «Il giorno dopo (giovedì, ndr) li ho identificati senza ombra di dubbio. Sia chiaro, ce l’ho solo con i due che mi hanno strappato e danneggiato il cellulare. Gli altri non mi hanno fatto niente».
Resta la grande amarezza: «Come giornalista e presidente dell’Associazione stampa per i fotoreporter, non posso però accettare una cosa del genere. Penso anche a cosa è accaduto al Tirreno, o a Antonio Passanese del Corriere Fiorentino aggredito per strada. Ora è l’ora di finirla, siamo giornalisti e abbiamo diritto di esercitare la nostra professione con una penna o con una macchina fotografica. In piazza nessuno ci può dire “vai via”. Così ci metto la faccia e racconto cosa mi è accaduto in prima persona, non ho certo paura. Fra l’altro nell’occasione hanno aggredito anche una terza persona, prima di me, che chiedeva rispetto per il ponte».
Denunciato per manifestazione non autorizzata anche un ultras ventenne. Le indagini della digos, diretta da Lucio Pifferi, comunque cercheranno di risalire all'identità di tutto il gruppo, compresi gli autori della minacce, in questo caso solo verbali, a Sestini. I due accusati dell'aggressione attualmente sono già sottoposti a daspo per altri episodi.
A Sestini anche la solidarietà dell’Associazione stampa toscana, che ringraziano il questore e il prefetto di Firenze: «Il sindacato si stringe al caro Massimo, esprimendo non solo solidarietà e sostegno, ma anche affetto sincero per un collega che ha sempre onorato la professione».
M.L. - G.F.
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