Il Tirreno

Toscana

remaschi e ceccarelli 

Dal Nazareno il sì ai due assessori ma la faida resta

M.N.
Dal Nazareno il sì ai due assessori ma la faida resta

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FIRENZE

«Candidabili». E non per un caminetto o un capocorrente, ma per sette custodi dello statuto dem su otto. Vincenzo Ceccarelli e Marco Remaschi possono correre alle elezioni regionali di settembre. Almeno così ieri ha stabilito la commissione dei garanti del Pd nazionale. Un giudizio tecnico che non solo fuga i dubbi sulla possibilità che i due assessori regionali avessero o meno superato il limite dei due mandati (nulla osta), ma suona come un monito per i dirigenti toscani dem. Un invito a fermare le “faide” in corso per la composizione delle liste che giunge alla vigilia della direzione regionale convocata oggi per deciderle. Una riunione che però, proprio a causa degli scontri di potere interni, da giorni si annuncia come una bagarre. Ieri ha provato a stemperarla una delle protagoniste indirette: Cristina Giachi, vicesindaca che Dario Nardella avrebbe voluto capolista a Firenze. «Ringrazio i tanti militanti e dirigenti a cui sarebbe piaciuto che io corressi come capolista per dare forza e coraggio a tutte le donne impegnate in politica – ha scritto in un post Giachi – Ma alla luce della candidatura di Iacopo Melio, io declino questo invito». Un gesto di pacificazione, con cui Nardella (per interposta Giachi) prova a stemperare il clima da «guerra per bande» che sta andando in scena fra post renziani e zingarettiani, se non perfino fra ex guardiani del renzismo. Una su tutte quella a cui assiste il partito fra Andrea Marcucci, capogruppo al senato e plenipotenziario lucchese, e appunto Remaschi. Il primo, deciso a schierare il segretario provinciale Mario Puppa nella casella golden a Lucca, non ne vuol sapere dell’ex amico passato sulla sponda di Zinga. Tanto che il senatore del Ciocco sarebbe pronto a rilanciare sulla decisione dei garanti del Nazareno. E a mettere ai voti in direzione regionale due liste: una con Remaschi dentro, un’altra senza il suo nome. Un modo per evitare lo scontro frontale con Roma (non si tratterebbe più di decidere delle deroghe, ma della candidatura in sé). Per farcela dovrà catalizzare il voto di molti scontenti, anche di chi, fra i post renziani. Certo, non sarà una passeggiata: sia Ceccarelli che Remaschi sono campioni di preferenze, roba da 10-15mila voti personali. Ma Marcucci potrebbe poter contare sull’aiuto di Luca Lotti, il capo dei Br, e cioè tutti quelli che, finiti gli happy days di Renzi, si sono riparati sotto l’ombrello della sua corrente, Base riformista. Per l’ex braccio ambidestro di Renzi far accomodare in una posizione sicura i suoi nei collegi di fiorentini significherebbe ritrovare smalto (e potere) sul partito regionale e nazionale. E ha bisogno di vincere la sfida con Nardella, che ieri gli ha fatto uno sgambetto. Di fatto sancendo una pax con gli zingarettiani. Per questo oggi la strategia marcuccian-lottiana potrebbe essere quella di convincere un po’ di truppe a disertare la direzione e far mancare il numero legale. Tradotto: puntare su un rinvio. —



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