Giani: 15 giorni per restituire i rimborsi
I consiglieri regionali dovranno dare in beneficenza il gettone ricevuto durante il lockdown. M5S: valutiamo l’esposto alla Corte dei conti
FIRENZE
Ha fatto inviare una mail dagli uffici a tutti i consiglieri. In allegato il modulo da riempire per auto-tassarsi con una «trattenuta per atti di liberalità». Beneficenza per riabilitarsi dopo lo “scippo” del bonus trasferta. E oggi in aula parlerà chiaro: quasi più un monito che un invito. «Dirò che a mio giudizio sarebbe opportuno che ognuno restituisse la quota di indennità forfettaria prevista come rimborso chilometrico percepita durante i mesi di lockdown. E serve trasparenza. Do ad ogni consigliere quindici giorni di tempo, poi comunicherò nomi e cognomi di chi ha fatto le donazioni, le cifre e a chi sono stato elargiti i soldi». Eugenio Giani corre ai ripari. Il presidente del Consiglio regionale sa che sui rimborsi spese «di mandato» incassati dagli eletti di Palazzo Panciatichi durante la pandemia la politica toscana rischia di alienarsi una bella fetta di credibilità dell’opinione pubblica, e per giunta a meno di due mesi dalle elezioni regionali.
Un inciampo che nessuno può permettersi. Per questo Giani confida che i consiglieri si auto-infliggano la decurtazione dello stipendio e girino le loro quote in beneficenza. Suonerebbe come un mea culpa collettivo (Giani peraltro è uno dei pochi a non riceverlo) e fugherebbe ogni dubbio sull’ennesimo caso di autoconservazione di una classe politica che si fa casta. Sì, perché proprio pochi giorni fa si è scoperto che gli eletti del parlamentino toscano, sebbene per più di due mesi non si siano mossi da casa e mai recati a Firenze, partecipando solo a sedute virtuali dell’aula in video-chiamata, hanno però continuato a percepire il rimborso spese chilometrico. Insomma, a ricevere lo stipendio intero, circa 11-13 mila euro lordi al mese. Comprensivo, appunto, della «quota variabile» di un gettone forfettario che la legge assegna loro come ristoro dei costi di trasferimento.
Non un’inezia. «Parametrato» su 18 giornate di lavoro «presunte», recita la legge 3 del 9 gennaio 2009 all’articolo 6-bis, il bonus trasferta è calcolato sulla base della distanza tra il comune di residenza e la sede del consiglio. Chi vive a meno di 20 chilometri non ne ha diritto, ma c’è chi percepisce cifre sostanziose. Risiedere in Versilia o a Livorno aumenta lo stipendio di circa 1.400 euro al mese, a Grosseto o Carrara di 1.600, a Pisa di 1.100. In totale, nonostante due mesi e mezzo di telelavoro, dal 26 febbraio al 14 maggio, i consiglieri hanno intascato circa 76mila euro di rimborsi. «Uno scandalo», avevano gridato i grillini. «A marzo avevo proposto a tutti i capigruppo di rinunciare ai rimborsi chilometrici per il periodo del lockdown. La nostra proposta era stata liquidata con superficialità dicendo che ognuno avrebbe pensato in autonomia a fare donazioni. Non so cosa abbiano fatto i consiglieri degli altri gruppi politici ma di certo c'è un fatto: noi avevamo chiesto di non prendere i rimborsi e abbiamo restituito 85mila, donandoli a Estar», dice Giacomo Giannarelli, portavoce del Movimento 5 stelle. Ora Giani propone di versare il “gettone di assenza chilometrica” in beneficenza. «Stiamo valutando l’esposto alla Corte dei conti», fanno sapere dallo staff di Irene Galletti, candidata governatrice dei grillini. E all’attacco va anche Susanna Ceccardi, candidata del centrodestra: «È presidente da 5 anni e non si era mai accorto ad esempio che in agosto i consiglieri percepivano i rimborsi pur non recandosi a Firenze? Poteva cambiare la norma e non l'ha fatto. Io da europarlamentare ho rinunciato alla diaria durante il lockdown. Restituirli? La norma non c'è, quindi nessuno è tenuto a farlo per legge. Ma sarebbe buon senso».
«Per una restituzione vera e propria – ribatte Giani - servirebbe una legge che modifichi quella attuale. Ma sarebbe retroattiva, nascendo così con un profilo di incostituzionalità. Ci infileremmo in un ginepraio giuridico». «Ho donato 1.020 euro, la mia quota, ad una associazione che si occupa di assistenza all’infazia», annuncia Marco Stella di Forza Italia. Ma la beneficenza non convince tutti come soluzione: «Confonde le acque – dice Elisa Montemagni, capogruppo della Lega – Da una parte c’è l’illegittimità di un rimborso che non ci spettava. Bene, possiamo varare un atto condiviso. Il tempo c’è: saremo in aula domani (oggi, ndr), giovedì e venerdì. Dall’altra ci sono gli atti di liberalità, e ognuno di noi ne ha fatti. Solo che non ne ha dato notizia come invece hanno fatto i grillini? Cosa dovremmo fare, dunque, ripetere una nuova donazione?». «No – spiega Giani – basterà inviare agli uffici le ricevute di quelle già eseguite». Anche il capogruppo del Pd, Leonardo Marras, che aveva subito avanzato l’idea di un provvedimento per la restituzione, adesso frena: «Per una legge rischiamo di non farcela e tirarla per le lunghe. Giuridicamente è illegittimo toglierli, dunque quella proposta da Eugenio è la via più breve ed efficace. Perché una cosa è certa: non è giusto che quei soldi se li tengano in tasca i consiglieri». —
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