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Milano e Parigi “aprono” ai visitatori le fiere del tessile e della pelle. Pitti presidia con connect
A settembre la Lombardia riparte con i saloni: 200 toscani iscritti a Mu e versione smart per Lineapelle. I programmi degli eventi per il 2021
«Ma questo virus a Wuhan? Speriamo di non dover annullare le missioni in Asia». Era il 22 gennaio, primo giorno dell’edizione numero 86 di Pitti Filati. La domanda risuonava fra gli stand dei produttori pratesi del Consorzio promozione filati, pronti già a mettere in valigia le collezioni per Shenzhen, città al sud della Cina. Tutte le missioni all’estero furono annullate. I tre saloni di Pitti (Uomo, Bimbo, Filati) a giugno, anche. Il virus di cui si chiacchierava tanto fra i corridoi della Fortezza da Basso era quello che non più tardi di un mese dopo avrebbe scatenato una pandemia mondiale. Il mondo della moda è andato in lockdown. E le fiere di settore? Stanno cercando di ripartire dal quel buco sul calendario di giugno e luglio che ha costretto Pitti Immagine a ripensarsi in versione on line con il nome di Pitti Connect, aspettando i saloni fisici slittati al gennaio 2021. Ci prova per l’8 settembre Milano Unica che, nonostante l’incognita Covid, ha comunque visto l’adesione di oltre 200 aziende toscane in rappresentanza del top di gamma nei tessuti e accessori. Chissà se risponderanno alla chiamata di Lineapelle le realtà del distretto conciario di Santa Croce sull’Arno: è stato organizzato per loro un evento “smart” per il 22 e 23 settembre, sempre a Milano. Ma il Covid non ha spezzato le gambe solo alle fiere italiane del settore. Se Parigi conferma le date dal 15 al 17 settembre di Premiére Vision, la più grande vetrina della moda, Monaco ha dato forfait all’ultimo minuto posticipando al febbraio 2021 Munich Fabric Start. «Si parla di un settore che in Toscana muove circa 30mila addetti, considerando tutto l’indotto – racconta Stefano Gabbrielli», vicepresidente di Assoeventi di Confindustria. « Dal punto di vista delle società che organizzano fiere, eventi e congressi, siamo all’azzeramento degli appuntamenti. Questa situazione si traduce in un calo di fatturato dell’80% per le nostre imprese».
QUI FIRENZE. Inevitabilmente le fiere dell’era post-Covid cambieranno pelle. «Cambieranno soprattutto dal punto di vista dei numeri – ammette Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine - Non credo che in fase di ripartenza sia possibile tornare al passato. Tante piccole imprese spariranno, molti negozi chiuderanno o stanno già chiudendo. In uno scenario così complesso, che vede la bancarotta di magazzini di lusso come Neiman Marcus negli Stati Uniti mentre Zara ha annunciato la chiusura di 1.200 negozi, bisognava trovare delle nuove leve di relazione».
Come Pitti Connect. La piattaforma virtuale lanciata il 16 luglio rappresenta un contenitore creativo per proporre in versione digitale i tre saloni che si sarebbero tenuti a giugno. In rete si trasferiscono non solo le collezioni per l’autunno-inverno 2021/2022 e qui rimangono fino al 9 ottobre, ma si sviluppa un viaggio a 360 gradi nell’universo della moda con testimonianze di stilisti e compratori. «Avremmo voluto lanciare Pitti Connect nel gennaio 2021, si è trattato di anticiparlo pensando che in questa fase potesse diventare un ottimo strumento per coltivare relazioni mantenendo alta la qualità dell’offerta», prosegue Napoleone. «Non è che ci immaginiamo 1.200 aziende sulla piattaforma. Fra Uomo, Bimbo e Filati arriveremo a 350 espositori: al momento del lancio siamo già a 318». Non basterà questo per ridare linfa all’export che passa dagli ordini e dai contatti in fiera. Quello che servono, secondo il numero di Pitti Immagine, sono contributi a fondo perduto per agevolare la partecipazione. «Altrimenti le aziende stanno a casa. Il loro problema è la cassa: se uno non incassa perché non vende, non paga i fornitori e non riesce a produrre…».
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QUI MILANO. L’appuntamento è per l’ 8 settembre, non virtualmente. «Abbiamo creduto che fosse utile giocare la partita in controtendenza – sottolinea il presidente Alessandro Barberis Canonico - inviando al mercato un segnale di fiducia. Un segnale importante per ritrovarsi non virtualmente e per sancire, anche con questo gesto, il valore di essere uniti per essere unici». Di questi tempi potrebbe essere dura per un lanificio spendere mediamente fra i 15-20mila euro per uno stand espositivo. «Tutto non sarà più come prima, ma con ragionevolezza. Il format espositivo non subirà stravolgimenti significativi, pur rispettando minuziosamente quanto previsto dai protocolli di sicurezza. Ci siamo concentrati sui servizi essenziali, ottenendo un contenimento dei costi operativi che ci ha permesso di praticare una riduzione delle tariffe di partecipazione del 10%».
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