Italia
I toscani lasciano la terra ma i giovani fanno sperare
In tre anni hanno presentato 3.176 domande di premio di insediamento. Intanto la produttività cala: quella degli olivicoltori è scesa del 47% in 10 anni
Nonostante il crescente interesse dei giovani, in Toscana il fatturato della campagna perde terreno. Ed ancora di più a causa della recente pandemia, che fa registrare un -37%. È questo il dato registrato a oggi da Coldiretti rispetto all’anno scorso. Un’erosione ancor più cocente se confrontata con il dato nazionale, in perdita sì ma con 10 punti percentuali di scarto. «Un dato che ci mostra come le nostre imprese agricole abbiano subito più che in altre regioni i gravi effetti economici indiretti dell’emergenza Covid-19, aggravando un bilancio già fortemente negativo – spiega Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana – erodendo liquidità per resistere e ripartire.
Manca purtroppo una visione strategica da parte del governo regionale, che pesa sulla competitività delle nostre imprese, bisognose di istituzioni forti al loro fianco. L’inizio dell’anno faceva ben sperare, sia per l’export che per le produzioni di qualità rivolte al mercato interno. Poi è arrivato il lockdown. La ripartenza è molto lenta». Negli ultimi 10 anni la Toscana ha visto allontanarsi dalla terra il 6% di operatori, con un crollo della produttività che mediamente si attesta intorno al 23%. I più coriacei ed attaccati alla campagna sono i vignaioli, in rimessa dell’8%, seguono gli allevatori di ovini (-15%), mentre la maglia nera la indossano gli olivicoltori (47%).
«Abbiamo avuto una forte perdita di superficie agricola utilizzata, soprattutto in aree marginali come la collina. Il motivo: le difficoltà a restare in piedi economicamente – motivano da Coldiretti - Sono diminuiti gli allevamenti anche a causa dell’aumento degli ungulati che penalizzano fortemente le produzioni. Il peggio è avvenuto dove non sussiste ricambio generazionale». Quello della fauna selvatica è un problema annoso. Negli ultimi 10 anni i cinghiali sono più che raddoppiati, salendo a 450mila con una stima di danni alla campagna che supera i 4,5 milioni di euro. I suggerimenti per ripartire offerti da Coldiretti sono: la modifica delle leggi vigenti per arginare gli attacchi degli animali selvatici, ma anche un importante alleggerimento della burocrazia.
«Perché la Toscana partecipi appieno alle nuove progettualità messe in campo da Coldiretti serve una stretta decisa alla semplificazione. La burocrazia sottrae fino a 100 giorni all’anno al lavoro in azienda ma, soprattutto con l’inefficienza, frena la domanda di investimenti che arriva dalle imprese. La burocrazia in Toscana – insiste il presidente Fabrizio Filippi – rischia di riflettersi negativamente. Basti pensare che ad oggi risulta un avanzamento della spesa relativamente al Programma di Sviluppo Rurale pari solo al 47,35%, inferiore alla media nazionale». La riprova del fatto che la terra sia tornata a stuzzicare l’interesse dei giovani, sono quelle 3176 domande di premio d’insediamento compilate al 2019 per i bandi aperti negli ultimi tre anni, di cui ne sono state riconosciute finanziabili 1172.
Del totale fanno parte le 409 richieste giunte l’ultimo anno per 44 milioni di euro, di cui ne verranno finanziate 135, per un ammontare pari a 18 milioni. «L’agricoltura esce da una brutta influenza e il futuro ci fa vedere delle interessanti prospettive, ma il cammino è duro – conclude Filippi – Il ritorno dei giovani, che hanno saltato una generazione, è sinonimo della ricerca di una qualità di vita più rispondente alla loro sensibilità. Non è una scelta economica, va letta nell’ottica di una vera e propria scelta di vita». —
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