Il presidio
Ecoballe nel Santuario dei cetacei, il nostro appello ai parlamentari toscani: fatevi sentire a Roma
Sono in mare da 5 anni e possono rompersi: a quel punto sarebbe un disastro per tutto l'Arcipelago toscano. Da qui il nostro appello
Sono 57 i parlamentari toscani, 39 alla Camera e 18 al Senato. Di questi, 22 sono stati eletti in circoscrizioni “affacciate” sulla costa della Regione.
Li abbiamo pubblicati in fondo all'articolo, senza dividerli per schieramento perché il problema è trasversale e, ovviamente, senza imputare loro nulla. Ma solo per rivolgere loro un appello che, a dire il vero, può essere esteso a tutti e 57, perché il mare toscano è anche di chi vive nell’entroterra.
Partendo dalla Camera: Riccardo Zucconi, Edoardo Ziello, Andrea Romano, Mario Lolini, Martina Nardi, Stefano Ceccanti, Lucia Ciampi, Cosimo Maria Ferri, Riccardo Ricciardi, Gloria Vizzini, Francesco Berti, Donatella Legnaioli, Manfredi Potenti, Elisabetta Ripani. E poi al Senato: Massimo Mallegni, Rosellina Sbrana, Roberto Berardi, Andrea Marcucci, Laura Bottici, Gianluca Ferrara, Gregorio De Falco, Luca Sani (subentrato a Giacomelli). A voi ventidue e agli altri onorevoli chiediamo di farvi sentire a Roma. Serve lo stato di emergenza nazionale, serve un vero commissario straordinario, con poteri di deroga. Bastano dieci giorni e due milioni per risolvere il problema.
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A rischio, con 55 tonnellate di plastica sminuzzata che può disperdersi in mare, c’è prima di tutto l’ambiente, siamo nel Parco dell’Arcipelago e nel santuario dei cetacei. Le ecoballe sono in mare da 5 anni, possono rompersi. E, a quel punto, sarebbe il disastro. A rischio c’è anche l’economia, a partire dalla pesca e l’itticoltura, in zona ci sono alcuni impianti. E, a rischio, c’è anche il turismo, perché la plastica può finire sulle spiagge, “colorandole” e rendendole discariche a cielo aperto. In una stagione come questa, in cui il settore sta tentando faticosamente di risollevarsi, l’inquinamento da plastica, che con le correnti può arrivare ovunque, vanificherebbe gli sforzi di migliaia di aziende. Quindi, fatevi sentire a Roma, altri ritardi non sono più ammissibili.
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