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Emergenza lavoro dopo il Covid, la Regione raddoppia il personale dei centri impiego

Samuele Bartolini
Emergenza lavoro dopo il Covid, la Regione raddoppia il personale dei centri impiego

Entro il 2020 i dipendenti saliranno da 413 a 826. L'assessora Grieco: il 70% di coloro che sono stati presi in carico dai centri toscani hanno ottenuto nel corso del 2019 un’opportunità di inserimento nel mercato del lavoro

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FIRENZE. “L'autunno sarà durissimo”. L'assessora regionale al lavoro Cristina Grieco lo sa. Le previsioni per l'autunno ai tempi del Covid sono pessime: l'Irpet mette in conto 100mila posti di lavoro a rischio nel 2020, ma come metterli in salvo è tutt'altro paio di maniche. Certo. I lavoratori toscani in bilico tra imprese che non si sa se riapriranno e sostegni al reddito che non si sa se verranno prorogati, camminano sull'orlo dell'abisso. I mesi di settembre e ottobre saranno la prova del nove.

Prima di lasciare l'incarico, però - a settembre si vota per le regionali - l'assessora Grieco punta tutto sul potenziamento e il rinnovo dei centri impiego. Entro il 2020 l'organico dei centri impiego sarà raddoppiato: i 413 dipendenti saliranno oltre quota 826. Ma non è che i centri impiego sono ancora come i vecchi centri di collocamento dove si andava per mettere un timbro nel libretto e si tornava a casa senza un lavoro?

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“No – risponde Grieco -, quella è una storia che appartiene al passato. Il 70% di coloro che sono stati presi in carico dai centri impiego toscani hanno ottenuto nel corso del 2019 un’opportunità di inserimento nel mercato del lavoro, l’80% tra i 100mila del programma Garanzia Giovani. E va bene anche sul fronte dei tirocini finanziati dalla Regione: il tasso di assunzione è del 60%”.

Dunque le politiche del lavoro pare abbiano preso a girare. “E il rinnovo dei centri impiego sta nell'uniformare e semplificare le procedure. Qui dobbiamo migliorare. Quando la Regione li ha presi in carico, nel 2016, i centri impiego funzionavano in maniera diversa provincia per provincia, in parte è ancora così”, aggiunge Grieco.

Nel frattempo son passati 4 anni. Ma cosa possono fare i centri impiego per sostenere l'economia ai tempi del Covid? Risponde l'assessora: “Intanto si devono preparare all'autunno. Tanti lavoratori non rientreranno nelle aziende perché chiuderanno. I centri impiego li dovranno aiutare a certificare quello che sanno fare e a metterli in contatto con gli enti di formazione per prepararli a un nuovo lavoro”.

Il rischio, però, è che gli enti di formazione servano più a dare lavoro ai formatori che ai lavoratori che partecipano alla formazione. “Questo non deve accadere – ribatte Grieco -, per rispondere all'emergenza Covid la formazione deve essere veloce: penso a corsi di poche ore tramite voucher. Così un saldatore, una vetrinista o un cameriere si aggiornano in modo rapido”. Poi però è tutt'altra storia metterli in contatto con le aziende.

“Beh. Diciamo che i centri impiego su questo fronte hanno guadagnato la fiducia delle imprese. Nel 2015 erano 5mila le aziende che si rivolgevano ai centri impiego per trovare lavoratori da assumere. Nel 2019 sono state 22mila”, chiude Grieco.

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