Il presidio
Nessuno è al sicuro finché tutti non sono fuori dal pericolo
In questa estate 2020 siamo letteralmente sfasati da emergenza pandemia, alla mercede degli effetti diretti o indiretti del virus, catapultati in un universo parallelo dove il quotidiano sono mascherine, distanziamento sociale, pistole termoscanner, quarantena, zone rosse, ma per capire a pieno gli influssi del cambiamento economico che stiamo attraversando dobbiamo fare un passo indietro.
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Se ci voltiamo e guardiamo al 2008, stagione del grande crac del sistema finanziario, ciò che ricordiamo è uno dei periodi di austerità più lunghi dell'epoca contemporanea. Prima di quell'innesco diabolico gli indicatori della qualità della vita erano quasi tutti migliorati, trascinando anche il livello medio di aspettativa verso l'alto. Allora, e non è passato un secolo, scoprimmo che la finanza globale era entrata in piena crisi esistenziale, con le banche esposte e sull'orlo del burrone, la sequenza degli eventi vide a catena l'avvio della stretta creditizia e le politiche di rigore dei governi. Fattori che sommati generarono instabilità, perdita di benessere e aumento delle disuguaglianze.
La politica lanciò il messaggio rassicurante: presto andrà tutto bene. Poi quello un po' più subdolo: questa volta è diverso.
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Purtroppo, la storia recente ci insegna che non si trattava di un piccolo intoppo di percorso, tipico del ciclo capitalistico, e tutto non è andato proprio così bene. In termini pratici si è accorciata la longevità delle persone e si è ristretto il potere d'acquisto delle famiglie, per il lievitare dei prezzi: “flessione” che ha pesato maggiormente sulle fasce più deboli. Esposte il prossimo autunno ad un potenziale disastroso urto economico, oltre che sanitario. Soprattutto se si ascoltano le previsioni dei virologi che reputano possibile un risorgere dei contagi, e quelle di economisti tutt'altro che ottimisti sul futuro.
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La certezza medica è che per uscire dal loop del Coronavirus abbiamo bisogno del vaccino, disponibile su scala mondiale, a prezzi calmierati, facilmente accessibile in particolare alle fasce indifese: economicamente, socialmente e geograficamente. Perché “nessuno è al sicuro finché tutti non sono fuori dal pericolo”. Nel frattempo, in attesa del ripristino della “normalità perduta” siamo in balia del pericolo di valori epidemiologici sballati, che farebbero incorrere in una penalità da gioco dell'oca: ritorno al punto di partenza, stop e attesa lockdown. Paura. Vittime. Calo della produzione. Mercati sotto stress. Perdita di lavoro. Déjà vu di una catastrofe al cui cospetto il fallimento della Lehman Brothers è paragonabile ad un pesciolino rosso nel mare.
Se, come dicono gli storici: “l'unico modo di mettere veramente alla prova un sistema antincendio è far scoppiare un incendio”, forse è arrivato il momento di gridare: “Al fuoco!”.
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