Il Tirreno

Toscana

L’inconsueto pessimismo del Fondo monetario

Franco A. Grassini

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Tradizionalmente il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è piuttosto ottimista e positivo. Fa, quindi, una certa impressione constatare che, nel suo ultimo rapporto sull’economia mondiale, ha formulato previsioni per l’andamento della stessa peggiori di quelle precedenti sottolineando più volte che le stesse potrebbero essere un po’troppo ottimiste data l’imprevedibilità di molti fattori. Non a caso nel rapporto sono inclusi scenari alternativi talmente ipotetici che non vale la pena di prenderli in considerazione.

Nel 2020, comunque, il reddito globale dovrebbe scendere del 4, 9%, 1, 9% in più rispetto alle stime precedenti. In Italia la discesa dovrebbe addirittura toccare il 12, 8% così come in Spagna e poco peggio della Francia (–12, 5%), ma superiore a quella tedesca (– 7, 8%). L’anno prossimo, invece, la nostra ripresa (+6, 3%) dovrebbe essere un pochino migliore di quella della Germania (+5, 4%), ma minore di quella francese (7, 3%).

Lasciando da parte i numeri i problemi alla base di questo pessimismo sono molteplici. In primo luogo è impossibile fare previsioni attendibili su quando il Covid-19 realmente scomparirà e farà terminare la necessità di quelle chiusure e quei distanziamenti che attualmente incidono sia sui consumi, sia sulla produzione. Anche quando la situazione, da questo punto di vista, sarà migliorata, tuttavia, rimangono molti problemi. Nessuno può sapere quante fabbriche potranno ripartire ai livelli precedenti e, di conseguenza, quanti saranno gli occupati ed il livello delle loro remunerazioni. Per giunta molte catene internazionali di produzione sono state interrotte e si ignora se potranno essere rimesse in opera riportando la produttività ai livelli precedenti.

Secondo il FMI i Paesi avanzati saranno quelli con maggiori difficoltà anche a motivo del ruolo che in essi ha la finanza e per il preoccupante aumento del debito pubblico che dovrebbe toccare il 130% del reddito nel 2021. Forse è per tale fattore che, unico caso in tutto il globo, ci si aspetta che la Cina cresca sia pur di un modesto 1%. Rispetto al –4, 5% dell’India, al –9, 1% del Brasile ed a declini simili di altri Paesi non occidentali, si tratta di un fenomeno che dovrebbe far riflettere. Per quanto riguarda le politiche da adottare il FMI non suggerisce molto di nuovo rispetto alle formule tradizionali di particolare attenzione sia alla povertà, sia al debito. Nulla di specifico è segnalato per l’Italia. Dobbiamo, quindi, far ricorso alla nostra tradizionale fantasia per superare i mali di una crisi veramente globale che, come già detto, ci colpisce molto. Ed è proprio la fantasia che ci può salvare.

Occorre individuare prodotti nuovi, questa volta a differenza del passato, con tecnologie avanzate. Guardando quello che sta avvenendo si osserva che qua e là qualche passo le imprese lo stanno facendo. Certo se il Governo ed il Parlamento realizzeranno vere semplificazioni e sostanziali incentivi all’innovazione, la speranza, che spinge come una droga, ma non costa nulla, può diventare realtà.

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