Italia
Ceccardi: «Antifascismo? I temi della politica sono altri»
Fuoco incrociato tra la leghista e il centrosinistra toscano dopo la dichiarazione in cui si definisce «né fascista né antifascista»
firenze
Rossi e neri. Le carte della politica verso il voto regionale giocano la partita a briscola sull’antifascismo. Il “carico” sul tavolo lo lancia la candidata leghista Susanna Ceccardi che a Repubblica afferma di rifiutare le vecchie convenzioni, le dicotomie. Il suo è un manifesto post-ideologico: «Non sono né fascista né antifascista – spiega l’europarlamentare – Oggi è troppo facile dirsi antifascisti con un nemico che non esiste».
Il presunto pilatismo politico di Ceccardi infiamma i “cuori” del centrosinistra toscano. Enrico Rossi la butta sulla poltrona: «Siede in un parlamento internazionale che senza la sconfitta dei nazisti e dei fascisti non sarebbe mai nato». E rincara la dose partendo proprio dalla storia familiare di Ceccardi raccontata nell’intervista: «Nonostante lo zio partigiano ucciso dai fascisti, nega l'antifascismo quale fondamento della nostra democrazia. Nel 2018, quando era sindaca, mentre tutti i Comuni ricordavano il 25 aprile, a Cascina sfilavano figuranti con le divise delle SS», ribadisce Rossi.
Lo stesso episodio viene ricordato da Nicola Fratoianni, portavoce di Sinistra Italiana. Il fante dell’antifascismo dice di non stupirsi della posizione dell’avversario: «Ci ricordiamo bene i suoi post revisionisti sulla Resistenza, oppure la parata delle SS quando era sindaca. Si chiamano leghisti ma non passa giorno che non imbarchino fascisti e nostalgici».
Ceccardi prende picche anche da Simona Bonafè, segretario del Pd della Toscana: «La candidata leghista sostiene che il nemico non esiste più e invece c'è ancora: si chiama intolleranza, razzismo, antisemitismo, ricerca di capri espiatori. Per questo noi siamo orgogliosamente antifascisti e lo diciamo forte».
Ma Ceccardi non ci sta a fare la regina di fiori e rilancia: «Io sono antifascista, ma aveva più senso chiederlo nel 1944, quando significava rischiare sulla propria pelle». Nessuna provocazione dunque e spiega durante una diretta Facebook sulla sua pagina: «Ce lo vedete Enrico Rossi o Eugenio Giani col fucile in spalla sulla Linea Gotica? Il coraggio di lottare per ciò in cui si crede lo si vede quando si ha qualcosa da perdere. Non ora».
Spiega poi al Tirreno: «Capisco che il dibattito sull’antifascismo accenda sempre gli animi: nel nostro paese c'è stata una guerra civile che causato migliaia di morti e, malgrado sia passato tanto tempo, certe ferite sono sempre aperte».
E continua: «Tuttavia mi sembra ingiusto utilizzare un tema del genere per una campagna elettorale: lo è in primo luogo nei confronti di coloro che hanno perso la vita per conquistare la libertà che abbiamo. Oggi i temi sono altri: evitare che la gente perda il lavoro oppure aiutare le persone a fare la spesa. Se per antifascismo si intende la lotta alle derive liberticide, io sono assolutamente antifascista». —
Cesare Bonifazi
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