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La pillola abortiva gratis negli ambulatori della Toscana: come funzionerà l'accesso

Cesare Bonifazi
La pillola abortiva gratis negli ambulatori della Toscana: come funzionerà l'accesso

La bozza della delibera prevede un percorso in piena riservatezza per le donne che vogliono interrompere la gravidanza entro la settima settimana. In fondo all'articolo l'intervista al medico pioniere di questo farmaco in Italia

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FIRENZE. La pillola abortiva sarà gratuita per tutte le donne toscane che abbiano una gravidanza indesiderata entro le prime sette settimane. La Toscana darà possibilità di interrompere la gestazione anche al di fuori delle strutture ospedaliere, passando direttamente dagli ambulatori medici con caratteristiche che verranno decise nelle prossime settimane. È quello che prevede la delibera della Regione che verrà sottoposta al voto lunedì prossimo. Il presidente Enrico Rossi l’ha annunciata nei giorni scorsi: «La Toscana sarà la prima regione a prevedere la somministrazione della Ru486 (il nome della pillola abortiva, ndr) in ambulatori specializzati». Sul come, una bozza della delibera chiarisce alcuni punti oscuri del percorso sanitario.

IL PROTOCOLLO

Non viene previsto niente di diverso rispetto al protocollo per l’interruzione di gravidanza farmacologica già approvato dalla Regione nel 2014. Quello che viene votato è un aggiornamento di quel documento che estende la possibilità di accesso anche al percorso abortivo a decine di ambulatori specializzati in tutta la Toscana in base a una autorizzazione che verrà data in base alle richieste che dovranno essere inviate dai responsabili delle strutture private. In alcune realtà come l’ospedale Palagi di Firenze con l'approvazione della delibera si può partire immediatamente perché è tutto già predisposto. Per gli altri che ne faranno richiesta si potrà partire per gradi quindi secondo la Regione «inizialmente sarà previsto almeno un ambulatorio per area vasta, verrà incrementata l'offerta in base alla domanda».

I CRITERI DI ACCESSO

Il percorso prevede che possano interrompere la gravidanza tutte le donne maggiorenni che rispondano al alcuni requisiti. La gestante deve essere incinta “con datazione ecografica fino a 49 giorni”, ovvero al massimo da sette settimane. Potrà recarsi in un ambulatorio in totale privacy con un documento o una richiesta firmata Ivg come prevista dalla 194 (la legge sull’aborto). Dovrà firmare un consenso e avrà diritto a una visita di controllo dopo 14 giorni.

PER LE MINORENNI

L’attuale protocollo prevede che possa accedervi anche una minorenne ma solo con il consenso di entrambi i genitori o del giudice. Le figure professionali a contatto con la minore hanno l’obbligo di accoglierla, raccogliere le informazioni, proporre un sostegno psicologico, invitarla ad avvisare i propri genitori o chi ha la potestà. Nel caso in cui i genitori acconsentano all’interruzione, il percorso segue il normale iter. Nel caso uno o entrambi i genitori neghino l’autorizzazione, un’assistente sociale redigerà una relazione per il giudice tutelare che dovrà incontrare la ragazza. Solo con l’assenso del giudice, il percorso potrà proseguire.

NESSUN RICOVERO

«È un passo avanti importante per estendere un’appropriata prestazione sanitaria in linea con la nostra storica impostazione. Fummo i primi a partire acquistando la Ru486 all’estero ritenendola più sicura dell’aborto chirurgico. Poi nel 2014 il consiglio sanitario regionale dichiarò non necessario il ricovero ospedaliero – spiega il presidente Rossi - Ci lavoravamo da tempo, ben prima che l’Umbria stabilisse l’obbligo del ricovero di 3 giorni, già superato in molte regioni dalla somministrazione in day hospital. Per noi è determinante la sicurezza e il controllo ed è per questo che gli ambulatori autorizzati saranno in stretto legame con l’ospedale per ogni eventualità. È inutile far soffrire le donne più di quanto don debbano già fare. Complicare e burocratizzare questo passaggio servirebbe solo a colpevolizzarle punirle».

SERVIZIO GRATUITO

Se dunque la principale novità è il luogo, la bozza della delibera stabilisce che il costo del servizio sanitario per un percorso abortivo farmacologico in ambulatorio è 500 euro. Ma ogni donna potrà interrompere la gravidanza in maniera gratuita a prescindere dalla fascia di reddito. La cifra si riferisce al costo sostenuto per offrire il servizio negli ambulatori. Il documento che andrà al voto lunedì stabilisce che sarà compito delle singole aziende sanitarie implementare le informazioni sul percorso abortivo anche in versione multilingue. Dovrà essere garantita la privacy per tutta la durata del protocollo e «adeguati setting di accoglienza e la presa incarico pre e post Ivg». 

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