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La pillola Ru486 in Toscana sarà disponibile in ambulatorio
Lunedì la giunta regionale dovrebbe approvare la delibera per evitare l’aborto con un ricovero. Ma dovranno essere garantite privacy e sicurezza
FIRENZE
Pillola per l’interruzione di gravidanza da somministrare anche in ambulatorio. Purché l’ambulatorio sia collegato a un ospedale. L’Umbria obbliga le donne a tre giorni di ricovero per l’interruzione di gravidanza e la Toscana va nella direzione opposta. Se lunedì la giunta approverà la delibera alla quale lavora da mesi (come anticipato ieri da Repubblica) le donne potranno ottenere la pillola Ru486 anche in ambulatorio.
Si tratterebbe della prima Regione a garantire una prestazione sanitaria del genere, fra l’altro in un momento in cui in una regione come l’Umbria le donne hanno ripreso a marciare contro le istituzioni per protesta. Considerano, infatti, l’obbligo di restare 3 giorni in ospedale per l’interruzione di gravidanza come una violazione della propria autodeterminazione e come una violazione del proprio diritto a interrompere una gravidanza, mantenendo l’assoluta riservatezza sulla scelta. Una scelta che la Toscana sembra intenzionata a tutelare e non da ora perché - come ricorda Rossi proprio a Repubblica - in questa regione «siamo stati i primi a somministrare la Ru486, acquistandola all'estero, perché la ritenevamo più appropriata rispetto all'aborto chirurgico in certe situazioni».
Per l’erogazione della pillola abortiva in ambulatorio dovrà essere previsto un ticket che dovrebbe essere indicato nella delibera di lunedì. Un ticket che, però, sarà inferiore al costo della prestazione effettiva: al sistema sanitario, infatti, la pillola Ru486 e la somministrazione costano circa 500 euro. Ma una cifra del genere renderebbe la prestazione inaccessibile alla maggior parte delle donne.
Infine, insieme alla possibilità di accedere alla pillola abortiva, la delibera dovrà rafforzare il ruolo dei consultori (anche nell’ottica di prevenire le gravidanze) mentre le Asl dovranno organizzare percorsi e punti informazione in varie lingue sia per garantire la giusta riservatezza sia per garantire l’accoglienza adeguata alle donne in cerca di assistenza. —
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