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l'intervista

Primavera d'impresa, ecco cosa serve alle imprese per cambiare nel dopo Covid

Primavera d'impresa, ecco cosa serve alle imprese per cambiare nel dopo Covid

La presidente della cooperativa organizzatrice del premio racconta com’è nato e cosa sta facendo in questo periodo per sostenere le realtà imprenditoriali toscane

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Tre aziende vincitrici selezionate su 128 partecipanti. 128 progetti che raccontano una Toscana che innova, che crea partnership, che si confronta e cresce riuscendo ad afferrare i cambiamenti e l’evoluzione del mercato.Cristina Nati presidente di Crisis, la cooperativa promotrice del premio, ha un osservatorio privilegiato: riesce a vedere gli embrioni dell’economia toscana del futuro attraverso quelle piccole e medie innovative realtà aziendali che spesso sfuggono ai censimenti e alla cronaca.

Presidente Nati, cos’è Primavera d’impresa?
«È un premio, senza scopo di lucro, riservato alle aziende di qualsiasi tipo. L’unico requisito è che siano toscane. L’obiettivo è creare uno spazio in cui ci si possa incontrare, scambiare idee, condividere progetti, conoscersi».

Quando nasce il premio e da chi?
«La prima edizione si è svolta a Pontedera per iniziativa di Crisis, una cooperativa che quest’anno compie 5 anni formata professionisti che operano in ambiti diversi (architetti, biologi, ingegneri, geologi, esperti di marketing e vendita) che hanno messo insieme le loro professionalità a supporto dei piani di sviluppo delle aziende. Un approccio multidisciplinare che ci ha permesso una crescita costante. Ci piace dire che vendiamo cervello… Il premio è stata un’idea subito sposata dalle associazioni di categoria, dalla Regione e da tutto il mondo universitario e dall’alta specializzazione toscana. A Pontedera, il primo anno, parteciparono così tante imprese e persone che non entravamo nella sala».

Sono nati progetti di rete con Primavera d’impresa?
«Si sono create sinergie all’interno di filiere diverse. Aziende agricole hanno portato avanti progetti con aziende cosmetiche, aziende vinicole e di piantumazione delle viti con quelle di marketing. Sono nate collaborazioni di vario tipo e c’è una grande attività di condivisione e network».

Questa edizione avrebbe dovuto tenersi a Livorno. Non è stato possibile…
«C’è stata una cerimonia a distanza con ospiti e collegamenti in diretta dagli studi di Telegranducato. Il premio è stato presentato da Carlo Cottarelli intervistato da Luca Telese con ospite il sindaco di Livorno Luca Salvetti. I candidati al premio hanno presentato il progetto che negli ultimi tre anni ha permesso loro di crescere, rinascere, posizionarsi in nuovi mercati, migliorare la competitività o la produzione. Sono aziende piccole, alcune un po’ più grandi e altre piccolissime, che hanno investito su un’idea, tutte con un occhio attento all’industria 4.0, alla sostenibilità e un denominatore comune: la carica innovativa e la voglia di approcciare il business in modo diverso non solo tecnologicamente parlando».

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Il Covid ha rovinato la festa?
«Abbiamo organizzato una serie di attività e messo gratuitamente a disposizione una piattaforma di marketplace a cui hanno aderito 213 aziende per un totale di circa 4800 addetti e 480 milioni di fatturato. Abbiamo inoltre effettuato un webinar alla settimana e le aziende sono state molto attive. Paradossalmente è aumentata la voglia di confrontarsi: siamo consapevoli che il 2020 sarà un anno tragico, il 2021 non così roseo mentre probabilmente il 2022 sarà l’anno del rilancio. Dovremo affrontare periodi duri e focalizzare bene come approcciare il mercato e come reinventare il proprio business sarà fondamentale».

Chi riuscirà a superare questo periodo di crisi?
«Ci sono aziende che con l’emergenza Covid hanno analizzato i propri percorsi, hanno cercato sinergie con altre aziende, si sono sforzate di capire quale direzione prendere. Altre che si sono depresse per i cali degli ordini. Siamo rimasti stupidi della reazione delle piccole imprese: hanno dimostrato di essere una grande eccellenza, di poter fare la differenza dal punto di vista dell’innovazione tecnologica. Aziende tradizionali hanno saputo aprirsi grazie alle collaborazioni con altre imprese, alle nuove tecnologie: penso alla realtà aumentata per gli artigiani».

Quali settori andranno meglio?
«C’è molto movimento nel settore food e nel settore artigianale. Paradossalmente la grossa impresa è stata più lenta nelle reazioni anche per i più alti costi legati al personale. Ci sono tante aziende di robotica del settore sanitario, che lavorano sul recupero funzionale, a supporto dei malati. Lavorano sul miglioramento della qualità della vita. Così come è vivace la produzione agricola con una forte attenzione per il rispetto dell’ambiente e l’innovazione tecnologica».

  • IL PREMIO

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