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Zanardi: i rischi e i possibili danni, parla l'esperto: "Cruciali le prossime ore, ecco cosa può succedere"

Zanardi: i rischi e i possibili danni, parla l'esperto: "Cruciali le prossime ore, ecco cosa può succedere"

Il professor Piacevoli, presidente della Società mondiale di Anestesiologia: "Possibile una lesione da contusione cerebrale, è importante che non aumenti la pressione intracranica. In caso di un'edema, si dovrà operare di nuovo"

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ROMA. Una lesione da contusione cerebrale, ossia un violento urto subito dal cervello all'interno della scatola cranica in seguito al terribile impatto che ha causato la frattura delle ossa frontali e della faccia di Alex Zanardi:  questa l'ipotesi più attendibile sulla situazione generata dall'incidente avvenuto ieri (venerdì 19 giugno), mentre con la sua handbike il campione partecipava a una staffetta di atleti paralimpici. "Adesso il rischio è che si sviluppi un edema cerebrale e per questo motivo le prossime 72 ore saranno critiche", spiega il presidente della Società mondiale di Anestesiologia, Quirino Piacevoli.

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A scandire il tempo  il piccolo catetere, la sonda che misura la pressione all'interno della scatola cranica che subito è stata impiantata, con un intervento di Microrurgia, dai neurochirughi del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena. Come sempre accade nel caso di traumi cranici, "le prime ore sono decisive per l'evolversi della situazione - ha detto ancora l'esperto - e se prossimamente dovesse svilupparsi un edema cerebrale si dovrà operare di nuovo, ma questa volta non con la microchirurgia".

Altrettanto importante è stata l'induzione dello stato di coma farmacologico procurato a Zanardi:  uno stato di coma artificiale e provvisorio, indotto da farmaci. "E' un'indicazione principe in casi come questo - ha aggiunto Piacevoli - perché il cervello viene messo a riposo per mezzo di una pesante sedazione con barbiturici in attesa di sviluppi".

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Si resta quindi in attesa di capire se la situazione si manterrà o meno costante.  "Le cellule cerebrali  reagiscono al trauma con uno stato edematoso", ha proseguito Piacevoli, riferendosi al rischio dell'accumulo di un eccesso di liquidi all'interno del cranio. "Se non si vuole far soffrire ulteriormente il cervello, bisognerà dargli modo di decomprimersi", ha aggiunto. Per questo "se nelle prossime ore la pressione intracranica dovesse salire,  sarà necessario intervenire", ha osservato.

All'interno della scatola cranica è infatti indispensabile mantenere in equilibrio tutti gli elementi che vi sono racchiusi, ossia il cervello, il sangue e il liquido cerebrospinale. La comparsa di un edema altererebbe questo bilanciamento, aumentando il volume delle cellule cerebrali e compromettendo in questo modo la circolazione del sangue, con il rischio di gravi danni.

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