Il presidio
Il primario Menichetti sulla movida: «Mi inquieto, la ritengo una manifestazione di follia»
Il professor Menichetti, primario di infettivologia a Cisanello, parla anche della cura con il plasma: perché non si deve fermare la raccolta anche in questo momento di oggettivo calo dell’infezione nella regione
Non si deve fermare la lotta al coronavirus. Soprattutto non si deve fermare la ricerca e la sperimentazione del trattamento dei pazienti Covid con il plasma di chi è guarito da questa infezione. Anche se, per fortuna – osservaFrancesco Menichetti, direttore di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliero universitaria di Pisa, capofila della sperimentazione nazionale per la cura del Covid-19 – in questo momento mancano i “pazienti” da trattare con il protocollo Tsunami. Perché, in Toscana, i guariti superano i contagiati. Specie quelli gravi. Perciò il gesto di Andrea Bocelli di presentarsi a Cisanello a donare il plasma – insiste il professore – rappresenta unsostegno straordinario a questa battaglia: intanto perché dimostra che non c’è niente da temere a dichiarare di aver avuto il coronavirus; in secondo luogo perché l’esempio a donare vale più delle parole. E garantire scorte di plasma mette al sicuro la sanità pubblica, in caso di eventuali nuove emergenze.
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Professore, come sta andando il protocollo Tsunami?
«In questa fase c’è una relativa scarsità di malati da arruolare. Fatta eccezione per alcune zone del nord Italia, dove ancora ci sono casi significativi, però in generale c’una flessione del Covid classico, sintomatico e delle polmoniti lievi, moderate e gravi, ma questa difficoltà a trovare i pazienti è benvenuta. Succede anche nelle regioni del Nord Italia. Vedremo cosa succede, come la tendenza sta cambiando».
Ma le donazioni di plasma per uso clinico non si fermano.
«Tsunami ci permette di non perdere tempo e di non sprecare una potenziale risorsa come quella del plasma iper-immune. Per questo noi comunque invitiamo a donarlo. Infatti possiamo stoccarlo e lo congeliamo in previsione di uno scenario di infezione che potrebbe in qualche modo ripresentarsi. Poi se arriveranno notizie da oltre Atlantico, dagli studi americani – notizie solide, intendo – secondo le quali il plasma non serve noi saremo pronti a ripensare il nostro studio. Così come in questi giorni si sta ripensando lo studio su l’idrossiclorochina per curare Covid-19 bloccato dall’Organizzazione mondiale della sanità (uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet ha rilevato un tasso di mortalità più elevato tra i pazienti Covid in trattamento con questo farmaco, ndr). È una situazione in divenire. Vorrei sottolineare la triplice valenza dell’impegno di Bocelli sotto tre aspetti: la donazione di plasma iperimmune, l’outing rispetto al Covid-19, l’importanza della testimonianza che invita tutti quelli che possono farlo a donare. Mi pare un contributo enorme alla lotta contro il Covid-19» .
Cosa sta cambiando nella malattia?
«Adesso assistiamo a un fenomeno che è il seguente: intercettiamo pazienti positivi asintomatici che vengono in ospedale per altre patologie, malati oncologici, cardiologici, malati con malattie croniche che accidentalmente sono positivi al Covid-19 ma il Covid non ce l’hanno, hanno solo l’infezione da Sars. CoV2. Se questa è una tendenza persistente, va bene. Se invece cambierà saremo pronti con l’arsenale del plasma iper-immune e con altre soluzioni. (Plasma che può essere conservato per due anni e sarà utilizzabile, secondo il protocollo attuale, da tutti i centri aderenti alla sperimentazione, ndr). »
Bocelli ha parlato di numeri contrastanti sulla malattia. Che cosa ne pensa?
«No, i numeri sono chiari, purtroppo. Andrea Bocelli ha avuto un’esperienza che è stata condivisa, fortunatamente, da tantissimi infetti la maggior parte dei quali hanno avuto un’infezione lievi, che non ha dato l’esito mortale. E questo è positivo. Ma non dimentichiamo i 33mila morti che ha avuto l’Italia. E morti che hanno avuto altri Paesi europei. Hanno tutti decine di migliaia di morti. Ci vuole molta cautela. Noi stiamo combattendo, anche grazie alla donazione di Bocelli, contro le forme potenzialmente più gravi».
Quando vede immagini della Movida, come è successo nel weekend, cosa pensa?
«Mi inquieto, perché la ritengo una manifestazione di follia. Vuol dire che non si è capito nulla. Vuole dire che in queste settimane lunghe di lockdown pesante non si è elaborato il pensiero che bisogna ripartire da un livello diverso, ma si è semplicemente pensato che si può ricominciare a fare quello che si era fatto fino a prima e questo è un errore concettuale madornale».
Qual è a suo avviso l’atteggiamento da tenere?
«Ci vogliono comportamenti responsabili e chi però faccia rispettare le regole. Nelle immagini non si vedono minorenni ma maggiorenni, quindi insisto sulla responsabilità personale».
Servono dunque anche regole per l’apertura dei locali?
«Capisco la loro richiesta di lavorare ma al tempo servono anche regole da rispettare, contingentamento e grande prudenza».
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