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Rischio di povertà e consumo di acqua potabile; allarmi dall’istat

Franco A. Grassini
Rischio di povertà e consumo di acqua potabile; allarmi dall’istat

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L’Istat ha pubblicato nei giorni scorsi un ponderoso e molto ben fatto rapporto sullo sviluppo sostenibile come definito dai numerosi accordi stipulati sotto l’egida dell’ONU e con un obiettivo 2030. Gli aspetti presi in considerazione sono molteplici, ma conviene fare particolare attenzione ad alcuni che sono positivi o negativi, non senza aver rilevato che nel complesso i dati – quasi sempre dell’anno precedente il Covid 19 – sono positivi sia nei confronti del 2018, sia di 10 anni prima, pur non mancando anche dei peggioramenti.

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Il primo degli aspetti negativi da considerare è quello della povertà. In Italia, mette in luce l’ISTAT, nel 2018, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 27, 3% (circa 16 milioni e 400 mila individui), in diminuzione rispetto all’anno precedente (28, 9%). Il livello italiano rimane comunque superiore a quello europeo (21, 7% nel 2018 dal 22, 4% del 2017). Anche analizzando i tre indicatori che compongono il rischio di povertà o esclusione sociale, la situazione nel 2018 (redditi 2017) è in miglioramento, ad eccezione del rischio di povertà, che riguarda il 20, 3% della popolazione ed è stabile rispetto al 2017 (redditi 2016); sono in diminuzione la grave deprivazione materiale (8, 5% nel 2018 dal 10, 1% nel 2017), e la quota di chi vive in famiglie con una intensità di lavoro molto bassa (11, 3% dall’11, 8%). Nel 2019 si confermano i progressi nella riduzione della povertà in Italia: l’incidenza di povertà assoluta riguarda il 6, 5% delle famiglie e il 7, 8% degli individui (7, 8% e 8, 4% nel 2018). Si tratta di una minoranza, ma in concreto sono milioni di persone. Motivo per cui dovrebbe diventare una priorità nelle scelte politiche prescindendo da destra e sinistra.

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Un secondo aspetto negativo è il consumo di acqua potabile in cui abbiamo un primato europeo: 407 litri quotidiani per abitante. Ovviamente sono molti i nostri acquedotti che non funzionano. Anche il suolo è, per occupazione abitativa, poco lasciato alla natura anche se, per quasi un terzo, coperto da boschi in costante crescita.

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Ci sono, per altro, anche punti positivi. Uno di questi è il ruolo importante, il 18%, che hanno le energie rinnovabili sul totale, raggiungendo così già nel 2020 gli obiettivi concordati a livello europeo. Analogamente già nel 2018 avevamo raggiunto, con poco più della metà, l’obiettivo 2020 concordato in sede europea del riciclo dei rifiuti urbani. In sostanza, nonostante alcuni segnali positivi, abbiamo molto da fare se vogliamo lasciare ai giovani di oggi e di domani un mondo vivibile. L’ISTAT con la sua ricca analisi ha dato un contributo alla conoscenza, ma tocca ai politici ed a noi elettori affrontare i difficili problemi.

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