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Coronavirus, la pandemia cancella un terzo della produzione in Toscana

Coronavirus, la pandemia cancella un terzo della produzione in Toscana

Analisi dell'Irpet sugli effetti del lockdown nelle industrie: fra i settori più colpiti il tessile, l'abbigliamento e i prodotti di pelletteria, poi meccanica e cartario. A marzo la provincia più in sofferenza è stata quella di Prato

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Crolla la produzione industriale in Toscana. Rispetto a marzo 2019 un terzo della produzione è scomparsa. Un calo consistente: -33,1%, uno dei dati peggiori fra tutte le regioni italiane. A dirlo è l'Irpet, Istituto di Programmazione economica della Toscana all'interno del documento "Barometro del Covid-19 n°6" del 19 maggio. Lo studio dell'Irpet è statp elaborato partendo dai dati Istat e poi ricostruendo un indice della produzione industriale regionale (Ipir) e quindi delle specializzazioni.

LA CADUTA DELLA PRODUZIONE

La situazione non era rosea già prima del lockdown. Come sottolinea l'Irpet infatti, "la doppia crisi cominciatapiù di dieci anni fa ha lasciato in eredità un'economia che non è più riuscita a crescere". Detto questo però le conseguenze del blocco della attività dovuto all'emergenza coronavirus ha provocato, secondo l'Irpet, una caduta di grandi proporzioni che non ha confronti con il passato. "Per trovare volumi di produzione analoghi a quelli attuali - scrive l'Irpet - è probabile che il confronto debba essere effettuato con i livelli di produzione di fine anni '70" tanto che questa crisi viene definita "Profonda, rapida e pervasiva".

TOSCANA TRA LE REGIONI PIÙ ESPOSTE

Tutte le regioni italiane hanno accusato il colpo ma la Toscana è finita al tappeto. Secondo i calcoli dell'Irpet infatti, avrebbe subito l'impatto del virus in misura peggiore di altre realtà locali. Tra marzo 2019  e marzo 2020 in Toscana c'è stato un calo del 33,1%: solo le Marche e il Piemonte hanno risultati analoghi, con una flessione che nel primo caso stimiamo al -35,1% e che nel secondo arriva al -33,2%. Le altre regioni con le quali è abituale il confronto hanno risultati solo leggermente meno profondi, con la Lombardia che ha una flessione rispetto al marzo 2019 del 28,7% e il Veneto con una caduta del 32%. L’Emilia Romagna contrazione del 30%. Come ci si sarebbe aspettati in relazione alla diffusione del virus, le regioni meno colpite si collocano tutte nel sud Italia anche se importanti differenze sembrano emergere tra regioni come Campania e Puglia, sostanzialmente in linea con la media nazionale, e regioni come Sicilia e Sardegna per le quali la flessione sembrerebbe contenersi entro il -20%.

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I SETTORI PIÙ COLPITI

In Toscana a soffrire di più sono i settori del tessile, dell'abbigliamento e i prodotti della pelletteria che hanno prodotto il 58% in meno. In linea con lo stesso calo anche le imprese che producono mezzi di trasporto (di vario genere, imbarcazioni comprese): -56% rispetto a marzo 2019. Si salvano invece il settore alimentare con una flessione mensile del 5,2% e quelle chimiche e farmaceutiche (-9,6%). Anche la meccanica ha perso il 40% con risultati peggiori per i macchinari rispetto a quanto stimato per gli apparecchi elettrici. Per quanto riguarda il cartario l'Irpet stima un calo del 16,1%. "Nel confronto con il mese peggiore della crisi finanziaria di oltre dieci anni fa, marzo 2009 - scrive l'Irpet - non sempre i risultati sono peggiori di oggi ma nei casi in cui i risultati di quest'ultimo mese sia migliore non si può comunque dire che vi siano differenze apprezzabili. Ci sono infatti settori che hanno avuto risultati assai peggiori del 2009 e questo purtroppo accade in tutte le produzioni tipiche della nostra regione". Sempre secondo l'Istat nel primo trimestre del 2020 la Toscana ha avuto una diminuzione del livello di produzione industriale più alta rispetto alla media nazionale del 12,3%. La nostra regione infatti, sostiene l'Irpet, "sembrerebbe aver risentito maggiormente degli effetti nefasti del virus anche nel mese di febbraio, probabilmente a causa di una maggior dipendenza di alcuni settori dalle importazioni provenienti dalla Cina che in quel mese erano in parte bloccate".

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LE PROVINCE PIÙ IN DIFFICOLTÀ

Secondo i dati Irpet, la provincia ad avere avuto il maggiore calo di produzione industriale complessiva in Toscana è quella di Prato: rispetto a marzo 2019 c'è stata una flessione del 42,3%. Dato che per il primo trimestre si attesta in una perdita del 19,4%. "Stando all'Ipir - spiega ancora l'Irpet - Prato in quest'ultimo trimestre ha prodotto poco più che la metà di quanto produceva a fine 2006". Segue Arezzo con un calo del 38% rispetto a marzo 2019 e del 13% rispetto al primo trimestre del 2019. Anche a Massa Carrara le cose non vanno meglio: -34,7% e -12,3% nel primo trimestre 2020 rispetto al corrispettivo 2019.

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